Bertolucci, dal futuro di Sinner alla prossima edizione delle ATP Finals



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Bertolucci, dal futuro di Sinner alla prossima edizione delle ATP Finals

Mancano ormai tre gironi all’inizio delle ATP Finals di Torino. Gli appassionati italiani di tennis potranno godersi dal vivo uno dei più prestigiosi eventi del Tour e ammirare le gesta dei propri idoli. A qualificarsi per il Torneo dei Maestri sono stati Novak Djokovic, Daniil Medvedev, Alexander Zverev, Stefanos Tsitsipas, Andrey Rublev, Matteo Berrettini, Casper Ruud e Hubert Hurkacz.

A un passo dal sogno Finals è arrivato anche Jannik Sinner, che solo a Parigi-Bercy ha visto sfumare l’obiettivo a causa della sconfitta subita al secondo turno contro Carlos Alcaraz e allo splendido torneo giocato da Hurkacz.

L’altoatesino avrà comunque la possibilità di allenarsi con i primi otto tennisti della Race e di essere presente a Torino come prima riserva. Saranno molti i tifosi che supporteranno Berrettini nel corso del torneo.

Il romano disputerà per la seconda volta le Finals dopo l’esperienza vissuta nel 2019. In quell’occasione riuscì a battere Dominic Thiem nell’ultimo incontro di Round Robin e a ottenere la prima storica vittoria azzurra nella prestigiosa manifestazione.

Due anni dopo, Berrettini è pronto a vivere un torneo da protagonista e a sfruttare il calore del pubblico.

Le parole di Bertolucci su Sinner e Berrettini

In un’intervista alla Gazzetta dello Sport, Paolo Bertolucci ha espresso il suo pensiero sulla prossima edizione delle ATP Finals e sul futuro di Berrettini e Sinner.

“Nessun rimpianto per Sinner. Certo, tutti sarebbero stati contenti di vederlo a Torino ma Jannik ha avuto una crescita clamorosa tanto che, ad appena 20 anni, è entrato nella top-10. Ci sono grandi aspettative su di lui e c’è anche un grande peso; per questo chiedo un po’ di equilibrio.

Predestinato? Sicuramente sotto il profilo del lavoro, un vero fuoriclasse" , ha dichiarato Bertolucci. "Matteo è arrivato a fari spenti ad altissimi livelli. Servizio e dritto eccezionali e ha ancora grandi margini di miglioramento.

E’ un giocatore eclettico, può vincere su tutte le superfici. Sull’erba, ad esempio, è tra i primi tre-quattro al mondo. La finale di Wimbledon non è stata un miracolo”.