ESCLUSIVA! Confessioni di un padre: FULVIO FOGNINI: ´Fabio ha perso un anno fondamentale´


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ESCLUSIVA! Confessioni di un padre: FULVIO FOGNINI: ´Fabio ha perso un anno fondamentale´

Quella dei genitori nel mondo del tennis è una galleria parecchio folkloristica. Senza contare soggetti da censurare come i violenti Damir Dokic o Jim Pierce, non possono passare inosservati personaggi come i signori Djokovic o mamma Murray, veri e propri ultras durante le partite dei propri figli.

Spesso presente, ma sicuramente meno appariscente, è Fulvio Fognini, che pur senza vestirsi con t-shirt raffiguranti il figlio o trascendere in urla e gestacci da stadio, è il primo tifoso di Fabio: "In realtà soffro come una bestia, ma quando sono presente faccio di tutto per non farglielo capire, per non farmi notare.

Addiritura anche se si gioca indoor mi metto gli occhiali scuri. Poco tempo fa mi ero nascosto in un angolo, dopo aver applaudito a uno dei primi punti Fabio si è girato verso di me e mi ha detto 'vatti a mettere con gli altri sennò non ci capisco più una mazza'".

E con un tipo come Fogna, ad andare fuori dai gangheri ci vuole poco: "Se non prende un warning a partita non è contento...E pensare che da ragazzino era un giocatore esemplare. A volte ero io a spronarlo! Da pro tutto il contrario: sarà la pressione che sente, sarà che reputa a volte gli avversari al di sotto del suo gioco.

Ogni tanto anche io dalle tribune gli mando delle occhiate da incenerirlo! Ma è piu forte di lui". Del comportamento non sempre esemplare in campo si erano lamentate, forse in modo un po' esagerato, Elena Pero e Raffaella Reggi durante un telecronaca del Master '1000' di Parigi qualche anno fa su Sky.

In quell'occasione Fulvio ritenne giusto schierarsi in difesa del figlio: "Fabio non si comportò in maniera elegante, ma da lì a massacrarlo come fecero loro ce ne passa. Dire che è stata una vergogna dare una wild card a Fabio senza sapere neanche come e perchè fu data, colpirlo chirurgicamnte a ogni punto...

beh, ho perso la pazienza e dopo il match ho telefonato di persona a una delle commentatrici ricordandogli che qualche lustro fa anche lei giocava e giornate storte ne avrà avute". E' notizia di pochi mesi fa il divorzio tra Fabio e lo storico allenatore Oscar Serrano.

Non possiamo astenerci dal chiedergli i motivi della decisione: "La scelta di lasciare Serrano è stata fatta solamente perchè Fabio vuole tornare a allenarsi vicino a casa. Serrano per me rimane oltre che un amico di famiglia un ragazzo d'oro e un coach molto bravo.

Non è detto che in futuro le parti si congiungano nuovamente, sarebbe per me la cosa più gradita di tutte. A Pablo Martin (il nuovo allenatore n.d.r.) Fabio chiede di dargli quella esperienza maturata dall'aver passato molti anni al fianco di giocatori come Canas e Massu.

Tecnicamente dovrà migliorare la percentuale delle prime di servizio e completare il dritto, poi se aggiusterà anche la testa ci sarà da divertirsi molto". Detto ciò, com'è stato per Fulvio Fognini il 2010 del figlio? "Non sono soddisfatto di quest'annata.

Fabio ha perso un anno fondamentale, speriamo lo recuperi al più presto. Ci sono comunque stati momenti magici. Giocare contro tutti e vincere come è accaduto con Monfils a Parigi è stato qualcosa di unico".

Fu un match storico, anche per lo strascico di polemiche che si portò dietro. Per i pochi che non lo ricordassero l'incontro venne interrotto sul 5-5 del quinto set, ma già da due game la sospensione per oscurità si era resa necessaria.

Uno stop che Fabio chiese a gran voce e che alla fine non gli venne concesso: "Ero in prima fila assieme a mio cugino Tino e Serrano contro tutto il resto dello stadio. Vi giuro che non si vedeva niente, tanto che Fabio a un certo punto si gira e ci dice 'speriamo che Gael sorrida così gli vedo i denti e so dove tirare'.

Chi critica lo fa solo per partito preso, penso che uno sul suo lavoro abbia il dovere di dire come le cose vanno realmente". Interrogato sul perchè di questa stagione al di sotto delle attese, il padre del giocatore preferisce non esprimersi: "I motivi ora si sanno, ma si tengono ben segreti.

Per il 2011 gli obiettivi sono alti, ci mancherebbe altro, ma niente cifre e numeri. Lavoro e dedizione e certi posti nella gerarchia mondiale si possono raggiungere". Traguardi importanti, raggiungibili seguendo un imperativo: girare il circuito seguendo i grandi, impegnarsi in trasferte più lunghe, ma giocando dove il campo di partecipazione è di prestigio.

Nel 2009 fu molto apprezzata la scelta del giocatore di recarsi in Asia anche con la consapevolezza di dover affrontare le quali. Quest'autunno sono arrivate le vittorie a Napoli e Santiago del Cile. Sempre di titoli si tratta, ma forse per la crescita del giocatore sarebbe stato più utile andare in Asia: "La trasferta nel Far-East era nei nostri programmi.

I Challenger sudamericani non sono altro stati che una scelta dovuta. Ci sono stati dei disguidi nelle iscrizioni in Asia e cosi si è dovuti dirottare su questi tornei minori. A voce aveva chiesto di iscriverlo in Cina, ma le parole non contano.

Fra l'altro quella nei paesi latino-americani non è stata un'esperienza delle più comode. A differenza dei challenger italiani, dove un primi 100 ottiene tutto, lì sei solo un player come tutti gli altri (giustamente).

A Buenos Aires Fabio, accredidato della testa di serie numero 1 è stato fatto scendere in campo alle 11.40 di sera con un vento e un freddo incredibili". In una stagione non proprio facile Fogna è riuscito comunque a rispondere presente quando la Nazionale ha chiamato.

Sappiamo bene che non è stato così per tutti. Cosa direbbe papà al figlio se dovesse fare una scelta in stile Bolelli o Seppi: "In realtà Fabio ci si è quasi trovato in una situazione simile.

Dopo la sua assenza in Olanda i rapporti si sono un po' intesiti, ma abbiamo messo tutto in stand bye. Lui sa che per me sarebbe il dispiacere piu grande non andare a giocare per il proprio paese, è conscio di quanto io ci tenga alla Nazionale.

A prescindere da cosa penso, Fabio è molto legato alla maglia azzurra e ci vuole giocare sempre. Chiedete a Barazzutti cosa è successo a Genova quando non lo ha schierato. E dire che in quel momento era il giocatore con più punti e migliori risultati di tutti sulla terra, ma ha fatto lo spettatore..!".

Prima di lasciarlo andare vogliamo sfruttare fino in fondo la sua gentilezza e disponibilità per farci raccontare del passato di Fabio, e del suo avvicinamento al tennis: "Ero presidente del circolo di Arma.

Io finivo di giocare a calcio e lui, già quando aveva 4 anni, si muniva subito della sua racchettina e passava interminabili ore colpendo la pallina contro il muro. Abbiamo capito che avrebbe potuto diventare un profesionista dopo l'avvento di Caperchi, quando assieme vinsero gli Europei under 16.

Gli sforzi economici da parte mia sono stati enormi. Posso tranquillamente affermare che senza il mio sostanzioso supporto Fabio avrebbe avuto altre mille difficoltà nello scegliere la strada del professionismo. Se non fossi stato benestante sicuramente avrebbe avuto meno chance di entrare in questo mondo.

Il tennis non è per tutti. Sia ben chiaro che io parlo per quelli che come me hanno un sogno: far diventare il prorpio figlio un bravo professionista. La Federazione aiuta quelli bravi, ma non fa certo più di tanto di quello che potrebbe.

E qui ci sarebbe da scrivere un libro intero, ma preferisco fermarmi. Tanto alla fine o sei con loro o sei....contro!!!". Marco Rebuglio