Beto Martin, l’ex tennista psicologo di Rublev: “Fa cose che difficilmente ho visto”

Ritiratosi nel 2010, lo spagnolo pochi mesi fa ha conseguito la laurea in Psicologia all’Università di Barcellona e recentemente si è unito al team del russo

by Giuseppe Migliaccio
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Beto Martin, l’ex tennista psicologo di Rublev: “Fa cose che difficilmente ho visto”

Il talento c’è, i colpi non mancano, eppure ad Andrey Rublev manca qualcosa per raggiungere vette ancora più alte. C’è qualcosa che lo frena ed è l’aspetto psicologico, che non gli consente di essere equilibrato e, di conseguenza, non riesce a spiccare il volo che vorrebbe.

Insieme al suo tecnico Fernando Vicente, pertanto, Rublev ha deciso di accogliere nel suo team una figura specializzata in materia come Alberto “Beto” Martin. L’ex tennista spagnolo, ritiratosi nel 2010, appena pochi mesi fa si è, infatti, laureato in Psicologia all’Università di Barcellona ed è proprio dalla sua bocca che arrivano parole sul percorso che sta facendo con Andrey Rublev e che, già adesso a Miami, starebbe portando i primi risultati: “È molto caloroso, molto tranquillo.

Andrey fa cose che difficilmente ho visto in vita mia. È capace di rimanere fino a 45 minuti per firmare [autografi], come ha fatto di recente a Dubai. Dice che fa parte della sua eredità, di ciò che vorrebbe rappresentare.

Vuole che i tifosi siano contenti di lui e noi lo rispettiamo”, ha spiegato Martin all’ATP.

Martin: “Andrey deve trovare l’equilibrio”

A livello umano, Andrey Rublev più volte ha dimostrato di essere un ragazzo d’oro, sempre pronto a regalare un sorriso agli altri, ragion per cui anche negli spogliatoi è molto amato dai suoi colleghi.

Quando è in campo, al contrario, l’emotività prende il sopravvento su di lui. È questa la principale causa, da egli stesso individuata, che non gli permette di centrare gli obiettivi che vorrebbe ed è su questo aspetto che ha intenzione di migliorare insieme con Alberto Martin, il quale ha illustrato il lavoro che andrà fatto su Andrey Rublev: “Deve trovare l'equilibrio tra la calma e l’impazzire all'improvviso, anche se non può perdere la scintilla che lo caratterizza.

È uno che deve giocare un tennis molto aggressivo: se è passivo e si limita a spingere la palla, non funziona. Stiamo cercando di trovare una via di mezzo e a Miami l'abbiamo raggiunta. Siamo soddisfatti dei risultati” .

A Miami dove il cammino del russo è stato interrotto agli ottavi di finale solo da un grande Jannik Sinner. Photo Credit: Gijon Open

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