Lorenzo Musetti e la finale vinta contro Carlos Alcaraz: "É stata una liberazione"



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Lorenzo Musetti e la finale vinta contro Carlos Alcaraz: "É stata una liberazione"

Lorenzo Musetti è riuscito a vincere il suo primo titolo nel circuito maggiore al torneo ATP 500 di Amburgo. Il giovane talento italiano si è reso autore di una incredibile cavalcata e, prima di raggiungere la finale contro Carlos Alcaraz, ha sconfitto tennisti del calibro di Dusan Lajovic, Alejandro Davidovich Fokina e Francisco Cerundolo.

La partita che ha cambiato decisamente il destino di Musetti ad Amburgo è stata quella con Lajovic. A un passo dalla sconfitta, l’azzurro ha annullato due match point e trovato il modo di ribaltare l’incontro.

Anche in finale con Alcaraz, Musetti ha mostrato tutti i miglioramenti compiuti sotto il punto di vista mentale. Il 20enne di Carrara non si è infatti lasciato condizionare dai cinque match point gettati alle ortiche nella parte finale del secondo set e nell’ultimo parziale ha giocato in maniera magistrale.

Musetti e il primo titolo ATP: "Ho avuto poco tempo per metabolizzare"

Musetti ha parlato del successo ottenuto in Germania e del suo futuro in un’intervista esclusiva rilasciata al Corriere della Sera. "Ho avuto poco tempo per metabolizzare: il giorno dopo la finale di Amburgo sono partito con Alcaraz per Umago su un aereo privato.

Quel sapore lo sto apprezzando di più ora, a freddo. In Germania ho dovuto tenere la mente più sgombra possibile, vietato cullarsi sugli allori" , ha raccontato Musetti. "La felicità dura poco. Ho provato un lampo di gioia furibonda subito dopo il match point con Alcaraz, l’adrenalina della battaglia è confluita tutta lì insieme alla sofferenza, al nervosismo, a tutte le emozioni che ho provato in tre ore di partita.

A ripensarci bene è stata più liberazione che felicità, come se di colpo mi fossi sbarazzato di tutte le catene che avevo nello stomaco. Successo dedicato a nonna Maria? Nel suo scantinato, a Carrara, è cominciato tutto.

C’era uno spazio ampio, dove non correvo il rischio di fare danni con la pallina. Il mio primo maestro è stato il muro di nonna Maria, che di fronte alla dedica si è commossa. Ho perso il conto delle ore che ho passato là sotto con la racchetta e il mio babbo" . Photo Credit: via Instagram Mutua Madrid Open