Diego Schwartzman spiega i problemi del tennis e si esprime sul coaching



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Diego Schwartzman spiega i problemi del tennis e si esprime sul coaching

Diego Schwartzman si sta rendendo un grande protagonista dei tornei nella sua terra e una dimostrazione è la finale conquistata proprio a Buenos Aires (casa sua) in Argentina la scorsa settimana. Col passare degli anni il giocatore non ha assolutamente sfigurato nel circuito Atp e attualmente occupa l'importante 14esima posizione in classifica, con uno sguardo rivolto alla top 10, non lontana ma difficile comunque da raggiungere.

Le parole dell'argentino

Il 29enne ha rilasciato un'interessante intervista a BATennis, parlando degli attuali problemi del tennis: "È uno sport individuale e devi essere sempre al 100%. Hai un brutto mese e molti ti possono superare.

Non ha reciprocità per i giocatori della top 150 o 200. È uno sport a cui si avvicinano pochi ed è gestito abbastanza male" ha attaccato ed evidenziato. Sul coaching: "Dovrebbe essere consentito e legalizzato, perché succede sempre.

Ciò che viene pagato come multa è una fortuna. Finché è rispettoso, si può fare. Inoltre, nel tennis femminile è consentito e in quello maschile no. Penso che in tal senso entrambi i rami dovrebbero essere unificati e quindi avanzare insieme nell'organizzazione e nell'economia.

Il coaching è qualcosa che accade in diversi sport. Non riesco a immaginare un allenatore in un match di calcio che non parli con la sua squadra durante una partita" ha sottolineato Poi ha parlato di sé: "La cosa migliore della carriera di un giocatore è la regolarità, essere in grado di resistere e giocare competizioni di qualità con tennisti di livello, con alti e bassi ovviamente.

Voglio sempre di più, ma devi anche essere realistico. A volte non lo sono ed è per questo che è bello avere un gruppo di lavoro come il mio che mi ricorda tutto quello che abbiamo realizzato" Su quello che ha ottenuto nel tour: “Non pensavo di potercela fare, ma crescendo ero molto competitivo, cercavo colleghi con cui competere e mi rendevo conto che se potevano anch'io potevo.

Non mi accontento mai. Sono il primo a criticare me stesso. Ma oggi sono molto convinto di ciò che posso ottenere. Forse non 10 anni fa, ma oggi merito di essere dove sono, anche a volte i miei colleghi mi lodano e questo mi dà molta fiducia” ha concluso.