Le dichiarazioni di Andrey Rublev prima della finale contro la Croazia



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Le dichiarazioni di Andrey Rublev prima della finale contro la Croazia

La Russia ha ritrovato una delle migliori versioni di Andrey Rublev nella fase cruciale della Coppa Davis. Dopo alcune prestazioni altalenanti, il numero cinque del mondo si è liberato in due set di Dominik Koepfer e ha permesso a Daniil Medvedev di chiudere la sfida contro la Germania senza ricorrere al doppio.

Rublev ha controllato gli scambi dal primo all’ultimo 15 e nel secondo parziale ha imposto una severa lezione al suo avversario, che non ha portato a casa nemmeno un game. La Russia affronterà in finale la Croazia di Marin Cilic e sarà ancora una volta la favorita.

L’obiettivo è quello di chiudere la pratica con Medvedev e Rublev, perché il doppio croato è composto dalla migliore coppia del mondo: quella formata da Nikola Mektic e Mate Pavic.

Le dichiarazioni di Rublev prima della finale

“In realtà io credo di aver giocato esattamente come negli altri match.

L’unica differenza è che nei giorni precedenti mi pareva di non fare nessun fatica, vincevo senza bisogno di concentrarmi. E questo mi portava a perdere il focus e a farmi rimontare. Oggi invece ero bello carico dall’inizio alla fine, ho sempre e solo pensato a giocare al meglio.

Ed è così che alla fine si vincono le partite senza soffrire” , ha spiegato Rublev in conferenza stampa nelle parole riportate da SuperTennis. "Gojo? Ci avevo già giocato due anni fa sempre in Coppa Davis quando affrontammo la Croazia nel girone, però non ho molti ricordi di quel match.

Questa settimana ha vinto delle signore partite, in questa competizione il ranking non conta un granché, si è visto. Se un giocatore è n.200 e l’altro è n.30, fa poca differenza. Ognuno dà il meglio di sé.

In questo momento Borna è in fiducia, sta esprimendo un ottimo livello. Non c’è stata molta rotazione, ma soprattutto è stato dovuto al fatto che nel girone era molto importante vincere la prima sfida per 3-0.

Contro la Spagna era difficile fare rotazioni, perché è dura far giocare chi ancora non è sceso in campo. Quando c’è stata l’opportunità di farlo, contro la Svezia, non si è disputato il doppio a risultato acquisito… Quando arrivi in queste fasi della manifestazione è così, è più logico far giocare chi ha già abitudine al campo” .