Kukushkin e il periodo più difficile della sua carriera: "Non riuscivo a mangiare"



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Kukushkin e il periodo più difficile della sua carriera: "Non riuscivo a mangiare"

“Fa male vedere un tennista che non sta bene dal punto di vista psicologico. Lo stress è enorme. Giocatori, organizzatori dei tornei e giornalisti devono confrontarsi. Abbiamo bisogno di una rivoluzione. O almeno un'evoluzione.

Dobbiamo aiutare i giovani” . Con queste importanti parole, Roger Federer ha espresso la sua opinione sul delicato tema della salute mentale dei giocatori. Il tennis è uno degli sport più duri e non è sempre facile esprimersi al meglio delle proprie capacità settimana dopo settimana.

I tennisti sono costretti a viaggiare tutto l’anno e a trascorrere molto tempo lontani dalle proprie famiglie. Quando poi non si attraversa un momento positivo dal punto di vista personale, non pensare ai problemi diventa quasi impossibile.

In un’intervista al Blog “Behind The Racquet” , Mikhail Kukushkin ha parlato di uno dei momenti più complicati della sua carriera.

Kukushkin ricorda il momento più difficile della sua carriera

“Ho iniziato a giocare a tennis all’età di sei anni, mio padre era un allenatore di tennis.

Mi ha portato sul campo di gioco quando ero un bambino e mi ha allenato fino ai 17 anni. La mia famiglia non aveva molti soldi, quindi non ho avuto molte opportunità, ma il mio sogno era quello di diventare un buon giocatore.

Quando ho iniziato a viaggiare, non potevo permettermi di portare mio padre in giro per i tornei. La pressione era tanta: sapevo che avrei dovuto fare bene a tutti i costi per non rendere vani i sacrifici compiuti dai miei genitori.

Giocare per il Kazakistan mi ha permesso di fare un passo in avanti. Ho ricevuto aiuto e supporto, e sono stato finalmente in grado di concentrarmi solo sul mio tennis. Periodo più difficile? Nel 2018, quando ho divorziato.

È stato un momento molto duro per me, ci sono state tante lotte e discussioni con gli avvocati. Mi è capitato molte volte di non riuscire a mangiare e dormire durante quel periodo. Ricordo di aver partecipato ad un torneo sull’erba senza nessuna preparazione.

Il mio manager mi diceva: ‘Ok, non mi importa dei risultati’ . Ero felice che ci fosse qualcosa in grado di aiutarmi per un paio di ore a mettere da parte i problemi. Alla fine dell’anno, sono riuscito a raggiungere uno dei miei migliori risultati” .