Pietrangeli: "Berrettini e Sinner? Bravissimi, ma noi giocavamo per il pubblico"



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Pietrangeli: "Berrettini e Sinner? Bravissimi, ma noi giocavamo per il pubblico"

Nicola Pietrangeli è stato uno dei più grandi giocatori della storia del tennis italiano. L’ex numero tre del mondo ha vinto ben due volte il Roland Garros: la prima nel 1959 contro Ian Vermaak, la seconda nel 1960 contro Luis Ayala.

Oltre agli incredibili risultati raggiunti in campo, l'ex campione azzurro ha regalato alcune delle più belle emozioni a tutti gli appassionati di questo meraviglioso sport. Il Corriere della Sera lo ha intervistato a pochi giorni dal suo 88esimo compleanno.

Pietrangeli ha fatto parte di quella generazione di tennisti che non ha potuto beneficiare degli altissimi montepremi che oggi l'organizzazione di un torneo riesce a mettere in palio evento dopo evento. Una generazione di tennisti che aveva il principale obiettivo, oltre che di conquistare i più importanti trofei, di divertire gli spettatori.

Le parole di Pietrangeli su Sinner e Berrettini

“Quest’anno chi ha vinto a Parigi ha preso 1.400.000 euro. A me nel ‘59 e nel ‘60 diedero 150 dollari e una coppetta grande come un bicchiere. Sono nato nell’epoca sbagliata.

Però ai miei tempi bisognava anche saper giocare a tennis. Sono macchine, li vede? Mi alzo in piedi solo per Roger Federer e Martina Navratilova" . Pietrangeli ha poi parlato di Matteo Berrettini e Jannik Sinner. Il romano ha conquistato i quarti di finale agli US Open e affronterà per il terzo Slam consecutivo Novak Djokovic; mentre l'altoatesino si è fermato agli ottavi di finale sotto i colpi di Alexander Zverev, che dopo la vittoria alle Olimpiadi di Tokyo e al Masters 1000 di Cincinnati ha raggiunto una nuova consapevolezza.

"Berrettini e Sinner? Servizi mostruosi, violenza inaudita. Bravissimi, per carità. Ma noi giocavamo anche per il pubblico, ai campioni moderni non gliene frega niente" , ha continuato Pietrangeli. "Ogni palla vale 50 mila dollari, pensano solo a se stessi.

I giovani non hanno memoria, sono ignoranti. Ho vinto 44 tornei e quattro titoli del Grande Slam su sette finali, tra singolare, doppio e misto. Matteo in finale a Wimbledon ha battuto il mio record dopo 61 anni: forse non era così facile arrivarci" .