Berrettini, dall'infortunio che ha condizionato la finale di Wimbledon al suo futuro



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Berrettini, dall'infortunio che ha condizionato la finale di Wimbledon al suo futuro

Matteo Berrettini ha scritto una delle pagine più belle della storia del tennis italiano a Wimbledon. Lo scorso 11 luglio, il romano è infatti diventato il primo giocatore azzurro a conquistare la finale sui prati dell’All England Club.

Nell’ultimo atto dei Championships, Berrettini ha lottato fino all’ultimo scambio, ma dall’altra parte della rete ha trovato un Novak Djokovic più determinato che mai a raggiungere quota 20 Slam ed eguagliare il record di Roger Federer e Rafael Nadal.

A poco più di un mese da quella storica giornata, Berrettini è pronto a fare il suo ritorno in campo dopo l’infortunio alla gamba. "E’ stata durissima, ho passato brutti momenti, dolore fisico e dolore dell’anima.

Ora sto meglio, la gamba ha recuperato dalla lesione al quadricipite, sono pronto a ripartire, anzi sono già ripartito, in viaggio per gli Stati Uniti, rientro a Cincinnati, da domani" , ha spiegato Berrettini in un'intervista esclusiva rilasciata al quotidiano "Il Messaggero" .

Berrettini torna a parlare della finale di Wimbledon

"Non mi nascondo, sono stato molto male. Sono passato dalla felicità immensa, io in finale a Wimbledon poi premiato da Mattarella e Draghi, infine vincitore morale, diciamo così, insieme ai ragazzi della Nazionale che avevano vinto davvero.

Insomma, dal momento più bello sono precipitato in quello più brutto. Gli infortuni fanno parte della carriera di un atleta, ma questo mi ha privato di un sogno che rincorrevo fin da ragazzo, l’Olimpiade.

All’inizio ho reagito malissimo. E’ stato uno choc grandissimo, una delusione. Io le olimpiadi le sognavo, sono sempre state un obiettivo. Non poter andare mi ha fatto male, è stata una cosa difficile da digerire, ci ho messo un po’ a riprendermi, sono stato parecchio giù, non riuscivo nemmeno a vedere le gare.

Per giorni mi sono isolato, non ne volevo sapere di niente e nessuno. Poi, l’ho accettato, anche grazie all’aiuto del mio team, e sono andato avanti, ho voltato pagina. Ho sentito la gamba tirare in semifinale, la lesione già c’era, ma quella finale la avrei giocata anche con una gamba sola" .