A Toronto conta solo la finale: Medvedev non accetta altri risultati



by   |  LETTURE 4520

A Toronto conta solo la finale: Medvedev non accetta altri risultati

Daniil Medvedev è pronto a tornare in campo. Dopo l’eliminazione ai Giochi Olimpici di Tokyo ai quarti di finale contro Carreño Busta e la mancata partecipazione al Citi Open di Washington D.C., il numero due del mondo tornerà a competere alla Rogers Cup.

Il Masters 1000 di Toronto sarà l’occasione per lui di prepararsi al meglio in vista degli US Open sulla superficie da lui preferita. Il russo, testa di serie numero uno sul cemento canadese, beneficia di un bye al primo turno e all’esordio affronterà il vincente tra il britannico Evans e Bublik, due clienti non proprio facili.

Medvedev, però, non concederà scuse a sé stesso: potrà essere solo finale a Toronto, qualsiasi altro risultato si rivelerebbe un fallimento.

Medvedev: “Oltre la finale nessuno sarà un buon risultato”

Il venticinquenne moscovita, intervenuto in conferenza stampa, ha toccato diversi temi, tra cui le sue ambizioni per la Rogers Cup e il coaching.

Prima, però, un ricordo della sua prima finale in un Masters 1000, quella a Montréal nel 2019: “È stato un torneo speciale. Ero arrivato da Washington molto stanco, senza aspettative, volevo solo dimostrare un buon tennis ed è stato il miglior risultato della mia carriera fino a quel momento.

Era speciale perché era a Montréal, la gente parlava francese, conosco il francese e sono stato in grado di interagire con il pubblico. Mi piace sempre giocare in Canada, mi piacciono le condizioni e spero di mostrare un buon tennis qui”.

Sul giocare in presenza dei tifosi: “Ad essere sincero non so quanti tifosi ho qui, ma ovviamente è sempre meglio giocare davanti ai tifosi, anche se a volte potrei arrabbiarmi in campo. Ma penso che questo sia qualcosa che mi caratterizza e che piace alla gente: non mi nasconderò se sono felice o arrabbiato con qualcuno negli spalti.

Penso di avere di solito un buon rapporto con le persone”. Sull’approvazione del coaching, tra i cui fautori c’è il greco Tsitsipas: “Non sono contrario, ma non credo nemmeno che sia essenziale.

È una domanda da rivolgere a coloro che decidono le regole, ma penso che in quasi tutti gli sport del mondo sia permesso, quindi non vedrei il problema nel disporre del coaching. Allo stesso tempo, però, se non è presente nel tennis mi sta bene”.

Sul competere sul cemento, superficie a lui particolarmente congeniale: “Quando sei tra i primi 10 e soprattutto in top 4, se perdi all'inizio di un torneo non è un buon risultato. Non importa se non giochi bene, se non sei bravo o se pensi di non essere stato fortunato: non è un buon risultato.

La stessa cosa qui, sono la testa di serie e qualsiasi altra cosa oltre a raggiungere la finale non sarà un buon risultato. Al contempo, tutti giocano bene, ogni giocatore può battere chiunque, ecco perché ci piace il tennis.

Ma voglio mostrare un buon tennis e in questo modo otterrò un buon risultato”. La cosa più difficile del viaggiare in tempo di pandemia? “Senza dubbio è che ogni città e ogni paese ha regole diverse.

Mi dispiace molto per Lorenzo Musetti, perché indubbiamente doveva essere squalificato, ma in altri tornei qualcuno viola le regole e si deve pagare una multa, in altri tornei non succede nulla e qui si viene automaticamente squalificati.

Che le regole siano così diverse non è facile per la salute mentale. Ci sono molti alti e bassi. Non sento la pressione, ma capisco che ci sono persone che si sentono depresse quando le cose cambiano così tanto a seconda di dove viaggi”.

Sulle ambizioni di raggiungere la testa del ranking ATP: “Non so nemmeno se sarà possibile. Probabilmente dovrei vincere due Masters 1000 e gli US Open. La classifica per me è un obiettivo, ma so che una buona classifica arriva con i risultati.

Quindi tutto quello che voglio è giocare bene. So di essere in grado di battere molti giocatori e vincere in molti tornei. Ma la classifica non è la mia prima preoccupazione, voglio solo provare a mostrare una buona condizione, e da lì vincere tornei”.