Kyrgios e la sua salute mentale: “La mia 20 volte più grave della Osaka”



by   |  LETTURE 4814

Kyrgios e la sua salute mentale: “La mia 20 volte più grave della Osaka”

La personalità di Nick Kyrgios è tra le più stravaganti e chiacchierate dal primo giorno in cui ha messo piede nel circuito ATP. Quando sui quotidiani o sui social compare il suo nome è (molto spesso) per questioni legate a vicende extra-gioco, anche se grazie al suo talento non avrebbe problemi a far parlare di sé per ciò che produce in campo.

Il tennista australiano, dopo il torneo di Atlanta concluso con un ottavo di finale nel singolare e un quarto col suo amico Jack Sock in doppio, prosegue la sua campagna di preparazione sul cemento americano all’ATP 500 di Whashington, dov’è campione in carica.

Esordirà domani (alle ore 20 circa) contro lo statunitense Mackenzie Mcdonald. In attesa del suo debutto da detentore del titolo, Kyrgios ha rilasciato tanti interessanti spunti ai microfoni dei giornalisti in conferenza stampa.

Kyrgios: “La mia salute mentale 20 volte più grave della Osaka”

“Mi sono sempre sentito a casa qui”, ha esordito il giocatore di Canberra. “Ricordo la prima volta che sono venuto a giocare il torneo, tutti mi hanno accolto con abbracci, era come se stessi giocando in Australia, quindi mi sono sentito molto a mio agio.

Amo i fan, sono felice di vedere la città completamente aperta e le piste piene, è incredibile. Puoi sentire quell'energia in campo, quindi è fantastico avere uno stadio al completo per godersela”.

Sul lungo periodo lontano dal circuito: “Onestamente, non mi manca più così tanto. È bello tornare, ovviamente, soprattutto in questi tornei dove mi sento così a mio agio e ci sono molte persone, speriamo che vada tutto bene.

Di contro, la situazione è ancora pazzesca, ogni volta che gioco a un torneo sento quelle vibrazioni che mi dicono che questa potrebbe essere l'ultima volta che sono qui. Ad Atlanta mi sono sentito allo stesso modo.

È come se non sapessi dove sono, mi sento strano riguardo alla mia carriera in questo momento. Rivedere i tifosi è la parte più bella dell'essere tornati, vedere tutto il loro supporto”. Kyrgios poi parla del suo rapporto col tennis: “Sento di non giocare più per me stesso, ma per molte persone che possono identificarsi in me.

Quando ero giovane non avevo l'obiettivo di vincere il Grande Slam o qualcosa del genere, non amavo questo sport. Questo ha finito per trasformarsi in una buona cosa, immagino, dato che ha battuto i migliori sul circuito.

Mi sento come se fossi stato piuttosto iconico nello sport per il semplice fatto di fare le cose a modo mio, ora vedo che il divario tra tennis e basket non è così ampio. Al momento gioco per puro divertimento, mi piace stare con i tifosi, parlare con loro, sapere cosa fanno.

Alcuni dei ricordi più belli della mia carriera sono con loro”. “Vado al mio ritmo – prosegue l’australiano, che non pensa a obiettivi da raggiungere – non gareggio con nessuno, non sento di dover scalare la classifica o vincere nessun torneo.

Lo sto facendo a modo mio ed è così che lo affronto ogni giorno. Qui posso venire a rallegrare tutti i tifosi con un semplice allenamento, coinvolgendoli e rendendoli partecipi del torneo. All'inizio della mia carriera avevo allenatori che mi dicevano cosa fare, come farlo e quanto migliorare in classifica.

Ora, onestamente, non penso a niente di tutto questo. Faccio quello che voglio, gioco qualche torneo e mi diverto quando posso”. Infine, un accenno alla sua fragile salute mentale e il riferimento a Naomi Osaka, protagonista relativamente a queste tematiche: “Ho giocato solo cinque tornei in due anni, ma se guardi sui social ci sono account che pubblicano su di me ogni due settimane.

Se sono così scarso in questo sport, perché vengo promosso così tanto? In fondo so di essere bravo nello sport, sono necessarie personalità del genere, anche se all'inizio della mia carriera ho ricevuto molto odio, razzismo e altre sciocchezze da alcuni fan, mi ha reso più forte mentalmente.

Mi è successo qualcosa di simile a Naomi Osaka, ora che è di moda parlare di salute mentale, ma secondo me la mia era 20 volte più grave. Di solito non ricevono messaggi di odio o multe storiche. Questo sport stava per portarmi in un lato oscuro, che è successo per un po', mentalmente è stato molto difficile a soli 18 anni: ero uno dei giocatori più conosciuti in Australia e tra i più criticati dai media.

Adesso ho 26 anni, sono abbastanza grande da sapere che è tutto una merda, il tennis ha fatto fatica ad abbracciare una personalità come la mia”.