Shapovalov non ci sta: "Penso sia stupido parlare ancora di Next Gen"



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Shapovalov non ci sta: "Penso sia stupido parlare ancora di Next Gen"

Denis Shapovalov ha raggiunto per la prima volta in carriera le semifinali in un torneo del Grande Slam a Wimbledon. Il tennista canadese ha giocato un’ottima partita, ma non è riuscito a vincere nemmeno un set contro Novak Djokovic, che ha poi fatto suo il torneo e conquistato il ventesimo Major in carriera.

Prima di esordire al torneo ATP 250 di Gstaad, Shapovalov ha parlato della sua crescita a Tages-Anzeiger.

Shapovalov e il termine Next Gen

“Next Gen e Big 3? Questa cosa che mi reputino ancora un Next Gen è piuttosto stupida.

Sì, forse quando hai 18 o 19 anni puoi dire che fai parte della prossima generazione, ma ora ne ho 22 e ho giocato una semifinale Slam. Penso che noi giovani siamo lì con i grandi. Non li battiamo ad ogni partita, ma li spingiamo al limite.

Penso che dovremmo mettere da parte il termine "NextGen" ogni volta che si parla di giocatori più giovani. Sconfitta contro Djokovic? Sicuramente un passo avanti, anche se è stato straziante per me perdere quella partita.

Si è visto alla fine, quando le emozioni hanno avuto la meglio, ma posso essere molto soddisfatto di me stesso" . Il canadese ha infine espresso la sua opinione sulla questione GOAT. "È impossibile individuare con precisione il più grande di sempre.

GOAT non esiste, perché si tratta di una questione soggettiva che varia a seconda del singolo individuo. Alcuni magari si soffermano soltanto sulle statistiche, altri invece sul modo di giocare e sulle emozioni che trasmette un tennista, altri ancora sull’immagine dentro e fuori dal campo.

Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic sono tutti e tre unici a modo loro. Stiamo parlando di una generazione irripetibile di cui è bellissimo far parte, dubito che rivedremo una cosa simile nella storia. Sono ancora oggi molto affascinato quando guardo cosa riescono a fare quei tre mostri” .

Ricordiamo che Shapovalov ha deciso di non partecipare alle Olimpiadi di Tokyo per concetrarsi al 100% sulla stagione americana. Il canadese non rappresenterà quindi il suo Paese ai Giochi Olimpici.