Berrettini ricorda la quarantena: "Non mi era permesso vedere Alja, era dura..."



by   |  LETTURE 8264

Berrettini ricorda la quarantena: "Non mi era permesso vedere Alja, era dura..."

È senza dubbio il tennista italiano del momento e pochi giorni fa Matteo Berrettini ha fatto la storia del nostro tennis. Fin dalle prime battute il tennista romano è apparso molto a suo agio sull'erba ed ha subito vinto uno storico torneo come quello del Queen's, la situazione a Wimbledon non è cambiata e mentre man mano le teste di serie scivolavano fuori dal torneo Matteo batteva senza particolari patemi gli avversari e domenica è diventato il primo tennista italiano nella storia del tennis (in 134 edizioni) a raggiungere e giocare la finale di Wimbledon.

Qui non è riuscito nell'impresa, piuttosto arcigna, di avere la meglio sul numero uno al mondo Novak Djokovic con il serbo che ha mollato il primo set ma ha reagito alla grande ed ha conquistato la vittoria in quattro set, ottenendo il suo sesto Wimbledon in carriera e soprattutto vincendo il ventesimo torneo dello Slam della sua strabiliante storia.

L'inizio stagione di Berrettini era stato positivo ma un infortunio addominale nel corso degli Australian Open aveva portato l'azzurro al ritiro prima degli Ottavi di finale ed ha rischiato di compromettere la stagione dell'atleta.

Berrettini ed il ricordo della quarantena

In una recente intervista ai microfoni di Eurosport il tennista azzurro è tornato sullo scorso Australian Open ed in particolare ha ricordato la quarantena che, suo malgrado, lo ha tenuto distante dalla fidanzata Alja Tomljanovic.

Ecco le sue parole a riguardo: "In quella quarantena fu davvero complicato vedere che la mia ragazza era nello stesso hotel ed eravamo sei piani distanti, ma non c'era permesso vederci nonostante entrambi eravamo negativi al Covid.

La cosa buona è che dopo 14 giorni eravamo finalmente liberi e siamo tornati alla vita normale con i ristoranti aperti e le passeggiate. Fu davvero dura e siamo stati costretti ad avere varie autorizzazioni. Ricordo che se aprivo anche un momento la porta della mia stanza c'era la sicurezza pronta a richiamarmi. È una cosa che accetto, alla fine penso che ci sono cose che potrebbero andare peggio"