Leo Borg e la pressione di essere figlio del grande Bjorn



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Leo Borg e la pressione di essere figlio del grande Bjorn

Classe 2003, il giovane Leo Borg – figlio del sei volte campione a Parigi Bjorn – ha compiuto 18 anni lo scorso maggio. Lo svedese, impegnato nel tabellone juniores del Roland Garros 2021, ha superato Michael Westphal e Max Hans Rehberg per conquistarsi un posto negli ottavi di finale, dove sfiderà adesso la testa di serie numero 1 Juncheng Shang.

Leo: “Voglio che mio padre mi veda giocare”

In un’intervista pubblicata dal sito Punto de Break, il piccolo Borg ha parlato della sua prima vittoria in quel di Parigi, a 40 anni di distanza dall’ultimo successo del padre nella capitale francese: “È stata un’esperienza incredibile, aver conquistato la vittoria è fantastico e voglio continuare il torneo perché giovedì verrà mio padre a Parigi e voglio che lui mi veda giocare qui.

Mi dà sempre consigli, anche se vuole rimanere in disparte quando si tratta di un allenamento. Ho imparato ad organizzare al meglio la mia vita e, soprattutto, a saper gestire tutto ciò che significa essere un tennista e il fatto che mio padre sia Bjorn Borg.

È qualcosa con cui dovrò fare i conti per tutta la mia carriera e devo fare bene se voglio raggiungere il mio obiettivo, cioè entrare nella top 10 mondiale”. I sei successi di Bjorn Borg al Roland Garros sono arrivati tra il 1974 e il 1981: da allora non ha più disputato un match nel torneo, abbandonando le competizioni a soli 26 anni.

Ex numero uno del mondo, in carriera vanta anche cinque trionfi consecutivi a Wimbledon e quattro finali agli Us Open, battuto sempre dagli americani Jimmy Connors e John McEnroe. Bjorn ha preso parte ad una sola edizione degli Open d’Australia: quella del 1973, quando venne fermato da Phil Dent in tre set.

Lo svedese ha anche vinto due ATP Finals per un totale di 64 titoli in carriera, che lo pongono al settimo posto di questa speciale classifica (alla pari con Pete Sampras). L'ultima edizione dello Slam francese juniores è stato vinto dall'elvetico Dominic Stricker. Photo Credit: La Repubblica