Aslan Karatsev racconta la sua ascesa dai Challenger e spiega come è cambiato



by   |  LETTURE 9766

Aslan Karatsev racconta la sua ascesa dai Challenger e spiega come è cambiato

È oramai risaputo che per la maggior parte dei tennisti, dopo una certa età, risulta quasi impossibile uscire dal circuito Futures e vincere un match Atp risulta quasi impossibile. Nel 2021 questa teoria è stata smentita grazie al tennista russo Aslan Karatsev, grande rivelazione di questa stagione.

Nel finale del 2020 aveva ben figurato in un Challenger a Settembre in Repubblica Ceca mentre solo pochi giorni fa il ventisettenne russo sconfiggeva il numero uno al mondo Novak Djokovic in casa del serbo e con i tifosi lasciati totalmente ammutoliti.

In finale a Belgrado Karatsev è stato sconfitto da Matteo Berrettini, ma in questa stagione ha già vinto un titolo Atp e sopratutto ha conquistato le semifinali agli Australian Open. Cemento o terra non sembra fare differenza con Karatsev che ha conquistato grandi vittorie, non solo contro Nole ma pensiamo alla vittoria contro il nostro Jannik Sinner o nella sfida dominata nel derby russo contro Andrey Rublev.

Karatsev racconta la sua ascesa

Parlando nel corso di un'intervista il russo ha dichiarato: "Tutto quello che mi sta accadendo non è uscito fuori dal nulla. C'è stato molto duro lavoro dietro e non bisogna vedere che è accaduto a 27 anni.

In passato ho avuto problemi fisici ed anche con i viaggi, ma ora sto facendo un gran lavoro con il mio coach. Abbiamo lavorato duramente per due anni e mezzo ed adesso, nel 2021, sono stato ripagato. Tutto ciò è dato dal duro lavoro quotidiano, la semifinale agli Australian Open mi ha dato fiducia, poi la vittoria del torneo di Dubai e la sconfitta contro Korda a Miami.

Anche sulla terra ora sta giocando un buon tennis ed ogni gara che vinco mi sento più sicuro, è tutto parte di un processo. Consiglio a tutti di vedere bene il circuito Challenger, è abbastanza buono e personalmente penso che il livello di tennis sia abbastanza buono.

Magari li hai qualche occasione in più per rimetterti in gioco, ma se perdi anche lì ti chiudono subito la porta. I giocatori in cima alla classifica sono incredibilmente professionali e costanti ed anche nei Challenger è così, qui i top sono più forti mentalmente ed anche a livello fisico. Penso sia solo questa la differenza principale"