Ljubicic non ha dubbi sul futuro di Matteo Berrettini



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Ljubicic non ha dubbi sul futuro di Matteo Berrettini

Il movimento maschile italiano continua a crescere e a regalare grandi emozioni a tutti gli appassionati di tennis settimana dopo settimana. Basti pensare che sono dieci gli azzurri presenti in top 100 in questo momento, tra cui Matteo Berrettini e Jannik Sinner, che occupano rispettivamente la decima e la diciottesima posizione del ranking mondiale.

Il primo, dopo una serie di infortuni, sta trovando la migliore forma ed ha vinto il torneo ATP 250 di Belgrado battendo in finale Aslan Karatsev; il secondo è diventato il più giovane italiano a raggiungere la finale in un Masters 1000, poi persa contro Hubert Hurkacz a Miami. Ivan Ljubicic, attuale allenatore di Roger Federer, ha analizzato l’ottimo periodo del tennis italiano in un’intervista esclusiva alla Gazzetta dello Sport.

Ljubicic sulla crescita del movimento maschile italiano

"Berrettini ha sofferto per i successi ottenuti dagli altri giocatori italiani? Assolutamente no, non è nel suo carattere. Era solo arrabbiato perché aveva iniziato benissimo la stagione in Australia e l’infortunio agli addominali l’ha fermato in un momento molto brillante.

Il tennis in questo periodo non gli è mai venuto meno, si trattava solo di recuperare la condizione. Le sue qualità sono spesso sottovalutate? È vero, e capita soprattutto in Italia dove qualcuno continua a pensare che sia un top ten per caso.

Dimenticando da dove è partito, quali tornei giocava all’inizio del 2019 e dove si è ritrovato alla fine di quell’anno. Non ti qualifichi al Masters per grazia divina: chiedete a qualunque giocatore del passato e del presente quale valore tecnico abbia ottenere il pass per quel torneo.

Matteo deve solo stare bene fisicamente, per il resto ha un gioco da top player e solo 25 anni: significa che almeno per i prossimi cinque anni spaccherà il mondo. I suoi limiti li conoscerà solo lui. E' un ragazzo fantastico, a volte addirittura fin troppo buono.

E poi è umile e sensibile, si tiene lontano dall’immagine gonfiata che possono dare i social. È facile lavorare con lui, non c’è bisogno di costruirgli un’immagine vincente, perché ha dei valori sani che si illustrano da soli" .