Si ritira a trent'anni Marcus Willis, l'eroe di Wimbledon 2016. Ecco il motivo.



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Si ritira a trent'anni Marcus Willis, l'eroe di Wimbledon 2016. Ecco il motivo.

La storia del tennis non si nutre solo delle gesta dei grandi campioni, di spettacolari vittorie e di epici scontri. Ci sono momenti, piccole storie con la “s” minuscola, che entrano nel cuore della gente, sublimando la bellezza dello sport, che offre una possibilità a chiunque ci creda davvero.

Una metafora della vita, che ha trovato conferme nel 2016 quando il britannico Marcus Willis ha stupito il mondo del tennis prima qualificandosi nel tabellone principale del torneo più famoso del mondo, Wimbledon, e poi accedendo al secondo turno, regalandosi il centrale contro sua maestà Roger Federer, il padrone di casa dell’All England Club.

Willis ha deciso quest’anno di appendere la racchetta al chiodo definitivamente, deluso da un mondo che gli ha regalato l’emozione più intensa della propria vita ma che gli ha impedito in questi anni, stando alle sue parole, di trasformare questa sua passione in un lavoro vero e proprio.

Pochi i soldi, poche le opportunità, soprattutto in questo anno, segnato dalla Pandemia e dalle difficoltà economiche che hanno violentemente colpito un mondo così benestante come quello del tennis. Trent’anni, un fisico forse poco adatto per essere un atleta, compensato però da un braccio talentuoso e da una determinazione feroce veicolata dalle emozioni di un sognatore, Willis ha deciso di chiudere con il professionismo per allenare i ragazzini e magari permettere loro di raggiungere quell’impresa che lui stesso era riuscito a regalarsi nel 2016.

Le dichiarazioni di Willis hanno un sapore amaro

“È impossibile continuare nel circuito, la crisi del coronavirus è stata l'ultima goccia. Ho avuto tempo per pensare e sono consapevole che non paga finanziariamente continuare a fare sforzi per concentrarsi sul doppio.

È diventato troppo difficile guadagnarsi da vivere con il tennis in questo momento. Sono più grande e ho una famiglia, ma mi dispiace molto che giovani di talento e con una grande proiezione stiano abbandonando questo sport perché non è economicamente sostenibile ", ha dichiarato Willis in un’intervista recente, nella quale ha poi proseguito dettagliando lo scenario con cui si è dovuto confrontare - "Anni fa nel Regno Unito venivano organizzati tanti tornei di buon livello e questo ti permetteva di guadagnare punti, esperienza e denaro, senza dover viaggiare troppo.

Ora non più. Ci sono tanti giocatori della mia generazione che hanno dovuto lasciare questo sport anche se promettevano molto. Sta diventando sempre più difficile guadagnarsi da vivere con il tennis”. Un ultimo pensiero Willis lo ha poi dedicato a Wimbledon, un torneo raggiunto dopo un percorso lunghissimo incominciato con un torneo di selezione fra britannici per accedere alle qualificazioni.

"Non sono stato il giocatore più disciplinato, tutt'altro, ma non mi pento di nulla. Giocare con Roger Federer quel giorno è stato indimenticabile, anche se ero quasi più emozionato quando ho superato la fase precedente e sono andato a ritirare il mio accredito per essermi qualificato al tabellone finale. Quello è stato il vero miracolo” – ha concluso Willis.