Tiley: "Creare una bolla e sperare che nessuno sia positivo è molto rischioso"



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Tiley: "Creare una bolla e sperare che nessuno sia positivo è molto rischioso"

Novak Djokovic e Daniil Medvedev si sfideranno domani nell’ultimo atto della 109ª edizione degli Australian Open. Ad un giorno dalla conclusione del primo Slam dell’anno, il tennis inizia ad interrogarsi su quello che sarà il futuro della stagione.

Sono tanti i punti interrogativi su quello che sarà il calendario nei prossimi mesi e la domanda più ricorrente riguarda la possibilità di proseguire con il sistema della quarantena o ricorrere ad una bolla in stile NBA.

Il tennis pensa al futuro: è possibile una bolla in stile NBA?

In particolare, Djokovic e Rafael Nadal hanno parlato dell’argomento in conferenza stampa. “Bisogna cercare una formula per il resto dell’anno, qualcosa come la bolla NBA.

Quello che stiamo vedendo in questo torneo non è normale. I migliori giocatori di solito sono quelli più in forma, come hanno dimostrato in passato. Non sono qui per lamentarmi, ma dobbiamo ammettere che la quarantena ha un effetto sulla salute fisica, mentale ed emotiva.

Speriamo che questa situazione sia solo temporanea” , ha spiegato il serbo. Una posizione che condivide solo in parte Nadal. “Non so se nei prossimi tornei ci saranno quarantene obbligatorie. In questo caso sono d’accordo con quello che hanno detto Novak Djokovic ed Alexander Zverev, ma siamo di fronte ad una situazione difficile e ci sono solo due opzioni: continuare o fermarsi.

Mi rendo conto che è difficile per i giocatori fare la bolla per ogni singolo evento: molti hanno famiglia e sono costretti a stare lontani. Questo rende il nostro circuito attuale quello più duro di sempre” .

Craig Tiley, insieme a Tennis Australia ed alle autorità governative locali, ha lavorato duramente per organizzare gli Australian Open quest’anno e pensa che questo sistema sia uno dei più validi. “Introdurre i giocatori in una bolla e sperare che nessuno sia positivo e contagioso è molto rischioso” , ha dichiarato Tiley in una recente intervista al giornale “The Sydney Morning Herald” .

“Gli atleti sanno che in quella situazione correrebbero un rischio alto, perché le persone vengono da tutto il mondo e basterebbe un contagio a rendere tutto più complicato. In Australia abbiamo fatto qualcosa di molto importante.

Abbiamo organizzato un evento internazionale e permesso a tutti gli atleti di competere con il pubblico sugli spalti” .