Filippo Volandri: "Non avrei mai pensato di diventare capitano di Davis"



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Filippo Volandri: "Non avrei mai pensato di diventare capitano di Davis"

Dopo la nomina di Filippo Volandri a nuovo capitano della squadra italiana di Coppa Davis, il tennista livornese ha rilasciato una lunga intervista negli studi di Supertennis dove ha parlato della sua carriera da giocatore di Davis e del nuovo ruolo di capitano in sostituzione di Corrado Barazzuti.

“E’ un onore e una responsabilità incredibile dopo aver già preso in mano negli ultimi anni il settore tecnico arrivare a questo risultato. Sono molto contento ed emozionato, c’è tanto lavoro da fare.

Un grande ringraziamento va a Corrado Barazzutti per il lavoro straordinario fatto in questi 20 anni. Lui è stato il capitano che mi ha fatto esordire in Coppa Davis. Ho avuto la fortuna di indossare la maglia dell'Italia per tanti anni, ma non pensavo addirittura di arrivare ad diventarne il capitano.

Ciò mi rende molto orgoglioso perché vuol dire che in questi quattro anni di dirigenza tecnica abbiamo dimostrato che il lavoro è quello giusto e ringrazio la Federazione per avermi dato questa grande opportunità”.

Una vita dedicata al tennis quella di Filippo Volandri, dai primi passi al Tennis Club Livorno fino alla panchina azzurra. “Sono cresciuto sui campi e il pensiero va proprio ai bambini che iniziano con il sogno di vestire la maglia azzurra.

Io vengo proprio da quel mondo, dal settore giovanile, e voglio far sì che non sia solo un sogno, ma che possa diventare realtà. Ovviamente non sono solo, ho un gruppo che mi sta accompagnando da quattro anni nel Settore Tecnico ed è lo stesso team che sarà a disposizione della squadra di Coppa Davis.

In uno sport individuale per me è importante trasmettere un senso di appartenenza, e la coppa Davis è il modo migliore”. Quella di Volandri con l'Italia è una storia d'amore fatta di tanti aneddoti, episodi, gioie e delusioni.

"In Davis la classifica conta relativamente. Ricordo la trasferta in Zimbabwe, uno dei momenti più difficili che abbiamo vissuto. Io ero il numero 1 d’Italia, si giocava a duemila metri ed il campo era velocissimo.

Conta molto l’adattabilità dei giocatori alle varie superfici. Oggi il tennis è cambiato tanto. Non ci sono più gli specialisti come all’epoca, adesso i giocatori sanno esprimersi a 360 gradi su tutte le superfici.

Anche il format è molto diverso, i giocatori non vengono impegnati tutto l’anno. Si gioca molto meno in Nazionale, con partite non più al meglio dei cinque set. Per questo abbiamo bisogno di strumenti nuovi e all’avanguardia per gestire questa nuova situazione”.

Dopo Barazzuti tocca a Volandri

Si volta pagina dopo il ventennio Barazzutti. “E’ un’eredità importante da raccogliere, dove il gruppo ha fatto la differenza, anche in Fed Cup. Vogliamo ripartire da lì con le modernità che il tennis di oggi ci mette a disposizione, con i nostri consulenti specializzati che ci aiutano nel settore tecnico nella crescita dei giovani talenti e ci aiuteranno sicuramente anche in Davis.

Abbiamo una squadra al servizio della squadra. Serve un lavoro di gruppo, con il team e con gli allenatori che gestiscono i giocatori tutto l’anno. Credo debbano essere una parte di una squadra ancor più allargata.

E’ vero, c’è pressione ma è anche vero che è divisa tra tanti giocatori. Berrettini, ad esempio, pur essendo il numero 10 al mondo, non ha tutti i riflettori puntati addosso, perché alle sue spalle ci sono tanti giovani altrettanto forti che stanno venendo fuori velocemente.

E questo credo sia un bene per tutti. Personalmente mi sentivo un po’ solo quando ho iniziato la scalata al ranking, cosa che non succede oggi. Lo stesso Sinner mi ha raccontato di essere sollevato che non si parli soltanto di lui, perché così può lavorare più in serenità. Una competitività sana fa si che i risultati portino altri risultati”.