Gasparyan: "Melbourne? La bolla migliore è stata quella degli US Open"



by   |  LETTURE 870

Gasparyan: "Melbourne? La bolla migliore è stata quella degli US Open"

Sono tanti gli atleti che stanno esprimendo il proprio punto di vista sul caos creatosi a Melbourne negli ultimi giorni. Dopo i casi di positività al Covid-19 riscontrati su ben tre voli diretti verso l’Australia( Los Angeles, Abu Dhabi, Doha, ndr) , 72 giocatori, almeno stando agli ultimi aggiornamenti ufficiali, dovranno rispettare una quarantena ancora più restrittiva.

I tennisti e le tenniste presenti su uno dei voli sopraindicati non potranno lasciare la propria camera d’albergo per 14 giorni e, quindi, beneficiare delle cinque ore di allenamento giornaliere.

Gasparyan e la vita nella bolla di Melbourne

Margarita Gasparyan ha provato a spiegare quello che sta accadendo in un’intervista a Championat.

“Sono sicura che Tennis Australia abbia provato a fare il massimo, ma le cose non stanno andando bene. Ci sono molti problemi che non possono affrontare e superare. Mi sembra che anche loro siano scioccati, in preda al panico e non sappiano cosa fare.

In questo momento tutti i giocatori sono messi in condizioni diverse l’uno dall’altro, e non mi riferisco solo ai tennisti che si trovano ad Adelaide. Nella mia stanza, ad esempio, la finestra non si apre e non sono riuscita a prendere un po’ d’aria fresca per giorni.

Non ci lasciano andare da nessuna parte. Non abbiamo ancora ricevuto attrezzature per allenarci. Perché molti tennisti non hanno ricevuto niente e si prendono cura solo dei migliori? Tutti sapevano che ci sarebbero stati problemi e carenze, ma non così tanti.

Tennis Australia non ci aveva comunicato che se fosse stato trovato qualche positivo su uno dei voli, avremmo dovuto tutti rispettare una quarantena come questa” . Gasparyan ha infine fatto un paragone tra bolla degli Australian Open e quella degli US Open.

“La bolla migliore è stata quella di New York. Non c’era nulla di cui lamentarsi. Tutto era organizzato molto bene e tutti vivevano nello stesso albergo. Gli autobus partivano ogni trenta minuti e ci allenavamo sempre. Siamo stati messi nelle migliori condizioni possibili” .