Pedro Martinez: "Nel 2018 ho pensato di smettere con il tennis"



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Pedro Martinez: "Nel 2018 ho pensato di smettere con il tennis"

Pedro Martinez ha giocato una delle migliori stagioni della sua carriera e chiuso l’anno da numero 85 del mondo. Il tennista classe 1997 ha raggiunto i quarti di finale a Rio de Janeiro ed il terzo turno al Roland Garros, mentre nel circuito Challenger è riuscito a vincere il torneo di Marbella e a spingersi fino alla finale ad Alicante, dove a fermarlo è stato il connazionale Carlos Alcaraz.

Al Blog “Behind The Racquet” , lo spagnolo si è raccontato ed ha parlato di uno dei momenti più delicati della sua vita sportiva.

"Ho pensato di smettere di giocare a tennis" , P.Martinez si racconta

“Il momento più difficile della mia carriera l’ho vissuto quando ero un giocatore junior” , ha spiegato Martinez.

“A 17 anni ho subito un intervento chirurgico al ginocchio ed i medici hanno sottostimato i tempi di recupero. Non ho giocato per circa nove mesi mentre vivevo nella Federazione spagnola di tennis. Ero giovane ed era frustrante vivere questa situazione.

Ho visto i miei coetanei partire per disputare i tornei del Grande Slam Junior. Io ero lì da solo. Volevo tornare a casa ma dovevo restare nella sede della Federazione per continuare la scuola. Non stavo bene. Non avevo voglia di studiare, non ero motivato.

Guardavo la televisione tutti i giorni fino alle tre o alle quattro del mattino. Ho sempre avuto una buona classifica da ragazzino, ma le persone pensavano che non avrei raggiunto il circuito maggiore a causa del mio carattere negativo.

Nel 2018 ho pensato di smettere di giocare a tennis, ero al Roland Garros e non stavo bene con me stesso. Persi al primo turno del torneo di qualificazione ed incolpai i miei allenatori. Quello è stato il punto più basso della mia carriera.

Mi sono detto: ‘Basta, devo cambiare perché non posso continuare così se voglio raggiungere il mio miglior livello’ . Anche le persone che mi stavano vicino soffrivano a causa mia. Le persone pensavano fossi pazzo e che non sarei mai diventato un professionista.

Mi sono trasferito a Barcellona ed ho viaggiato da solo. Assumere un mental coach è stata la chiave? Durante questo periodo, ho vinto il mio primo torneo Challenger a Bastad ma soffrivo in campo e non riuscivo a gestire le emozioni.

Ho iniziato così a lavorare con un mental coach e mi sono riconnesso con me stesso. Nei mesi successivi sono migliorato come persona e come tennista. Mi sono preso la responsabilità delle mie azioni dentro e fuori dal campo. Ho creduto nei miei allenatori ed iniziato a scalare la classifica” .