Piatti: "Djokovic e Sinner sono molto simili: semplificano tutto"



by   |  LETTURE 9647

Piatti: "Djokovic e Sinner sono molto simili: semplificano tutto"

"Che dicano pure quello che pensano, tanto non ci bado. Per uno valgo i primi 10, per l’altro non arriverò mai. Non ascolto nessuno dei due. La cosa migliore che ho non sono i colpi. Anzi, se parliamo di quelli, non credo di avere tanto talento.

Il mio vero talento è un altro, e lo devo alla mia famiglia, che mi ha trasmesso il rispetto per il lavoro, e insegnato a dare sempre il massimo” . Con queste parole, Jannik Sinner ho dimostrato ancora una volta di avere delle qualità diverse rispetto alle altre giovani stelle del circuito maggiore.

Il tennista azzurro sa benissimo che deve ancora crescere e lavorare per raggiungere grandi traguardi.

Il talento di Sinner spiegato da Riccardo Piatti

In questo percorso di crescita é impossibile non citare Riccardo Piatti, che ha accolto Sinner nella sua Accademia e che crede fermamente nelle capacità del suo allievo.

Ai microfoni di Sky Sport, Piatti ha parlato proprio del talento e delle potenzialità di Sinner. “Avevo visto questo ragazzino che giocava a Milano. Impostava lui il gioco, aveva dodici anni, ma perse la partita nettamente ed era rosso.

Non conoscevo nemmeno il suo nome” , ha detto Piatti. “Dopo lo portarono a Bordighera. Vidi subito che comandava il gioco. Era uno di quei giocatori che a me piacciono. Da quel momento è iniziato il mio interesse a conoscere la persona Sinner.

Oltre al tennis, si vedeva da subito la sua personalità. È lui che ha deciso di venire a Bordighera, non lo hanno spinto i genitori. Lui sciava, era campione italiano. La sua famiglia è una famiglia di grandi lavoratori, e decise di far felice suo figlio.

Ho iniziato a conoscerlo. Il gioco mi piaceva tanto, però quello che secondo me lo differenzia è la personalità. Jannik ha una personalità molto diversa dagli altri. È monotematico. Gli piace giocare a tennis, pensa tutto il giorno al tennis e vive come un ragazzo normale.

Nei suoi pensieri, però, viene prima il tennis. La personalità di questi giocatori è fatta così: vivono per lo sport che fanno. Ho lavorato con Novak Djokovic ed il loro modo di ragionare è simile: semplificano tutto, non complicano; sanno quello che devono fare.

Fanno girare la loro famiglia e la loro vita intorno a quello che fanno. Negli anni ho trovato questo in Jannik: non gli ho imposto niente. Lui è così. In cosa deve ancora migliorare? Deve avere più esperienza.

È il primo anno che gioca da professionista, purtroppo la situazione legata al Covid-19 lo ha penalizzato sotto questo punto di vista. Deve iniziare a conoscere tutti i segreti dei giocatori e dei tornei, di tutte le superfici, di tutte le palle.

In ogni torneo c’è qualcosa di nuovo per lui. A Vienna si è dovuto ritirare per problemi di vesciche, a New York ha avuto i crampi. Solo così possiamo imparare a gestirci” .