Lorenzo Musetti uomo copertina: "Nel tennis hai poco tempo per goderti una vittoria"



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Lorenzo Musetti uomo copertina: "Nel tennis hai poco tempo per goderti una vittoria"

Lorenzo Musetti è stata una delle più grandi sorprese di questa stagione tennistica. Il giovane giocatore azzurro ha stupito tutti agli Internazionali BNL d’Italia battendo Kei Nishikori e Stan Wawrinka e raggiungendo gli ottavi di finale.

Dopo l’exploit vissuto a Roma, Musetti ha poi vinto il suo primo torneo Challenger a Forlì e guadagnato le semifinali all’ATP 250 di Pula. Per tutti questi motivi, il magazine Esquire ha deciso di dedicargli la copertina del mese di novembre e di ascoltarlo in una interessante intervista.

Musetti, dai primi scambi con il padre ai successi di Roma

"Per essere il mio primo shooting di moda, e non un servizio fotografico legato al tennis, me la sono cavata bene. O almeno credo. Sono riuscito a stare immobile, quando era necessario per gli scatti, e non è così facile, quindi anche solo per quello mi concedo un buon voto" .

ha detto Musetti. "Momento magico? C’è l’eccitazione e la felicità per i risultati che tanto lavoro hanno portato, ma tendo a non esagerare e a rimanere con i piedi per terra. Anche perché nel mio sport hai poco tempo per goderti una vittoria.

Dopo quella di Roma, ho avuto due giorni per festeggiare e poi sono subito partito per Forlì. L'obiettivo è giocare ed entrare nella top 100, da qui a fine stagione. Come è iniziato tutto? Grazie a papà, operaio in un’impresa di marmo a Carrara.

A quattro anni, per gioco, ho incominciato a palleggiare con lui, nello scantinato della nonna. Nel giro di poco tutto ha preso una piega più seria, fino a quando, a otto anni, mi portano al Circolo Tennis Spezia, per farmi partecipare ai campionati a squadre.

Lì ho conosciuto Simone Tartarini, che da maestro è diventato vero e proprio allenatore. Devo a lui l’essere diventato un giocatore. Anche l’accademia di Patrick Mouratoglou, l’allenatore di Serena Williams, è stata importante, perché mi ha spesso ospitato per qualche settimana di allenamento.

Ma, tengo a dirlo, l’ultima parola spetta a coach Tartarini. Il merito, se diventerò un grande giocatore, è al cento per cento suo" .