Schiavone: “Cinque ore prima della finale a Parigi, non volevo più giocare”



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Schiavone: “Cinque ore prima della finale a Parigi, non volevo più giocare”

L’apice della carriera professionistica dell’ex numero quattro del mondo Francesca Schiavone si è registrato nella primavera del 2010, quando ha vinto il suo primo ed unico trofeo del Grand Slam al Roland Garros di Parigi, sconfiggendo nell’ultima partita l’australiana Sam Stosur in due set.

Finalista al Bois de Boulogne anche nel 2011, la milanese ha conquistato tre edizioni della Fed Cup e otto titoli WTA in totale. Pochi giorni fa ha pubblicato il suo libro “La mia rinascita”, edito da Mondadori.

Francesca Schiavone parla delle sfide dentro e fuori dal campo

Grazie all’account Twitter del giornalista Enrico Maria Riva, possiamo leggere alcuni estratti del libro: “Da giovane ero una persona estremamente timida, quasi incomprensibile”, ha scritto Francesca.

“Parlavo molto poco, ero immersa nella mia battaglia, non conoscevo il significato dell’amicizia perché non sapevo comunicare. I giornalisti si occupano solo di chi sta al vertice. Ti guardano per vedere se sei capace di fare l’ultimo sforzo, ma si prendono cura di te solo se riesci nel tuo tentativo.

Solamente tu, però, puoi sapere quanto è gravoso il peso che ti porti dietro”. Il suo rapporto con questo sport: “La mia è una storia di passione, felicità e realizzazione. Il tennis mi ha dato tutto e non mi ha preso nulla.

Ho sempre vissuto alla stessa velocità di una pallina da tennis. Sono stata ovunque nel mondo, non ho mai posseduto una casa ma è stato come se ne avessi avute migliaia in giro”. Schiavone ha anche parlato del suo incredibile percorso al Roland Garros di dieci anni fa: “Dopo il primo turno dell’Open di Francia 2010, il mio preparatore atletico ed il mio fisioterapista mi dissero che avrebbero corso in mutande sugli Champs-Elysee se avessi vinto il torneo.

La sera in cui abbiamo festeggiato sono stata prelevata dalla festa e trascinata sugli Champs solo per vedere quei due correre in mutande”. E poi: “Dopo aver battuto in semifinale la Dementieva, ho trascorso i due giorni successivi a piangere.

Non so perché. Pensavo: ‘se solo le persone mi vedessero adesso’, ma non ho potuto farci nulla. Seduta sul letto mi dicevo: ‘Cosa starà facendo la Stosur in questo momento?’. Non riuscivo a prepararmi per tutto questo.

Per quanto ne sapevo io, Samantha sarebbe scesa in campo da sola per la finale. Immaginavo il campo vuoto e il pubblico sconcertato. Mancavano cinque ore e io non volevo giocare”. Una mentalità, quella di Francesca, da vera campionessa: “Dopo ogni sconfitta ho sempre pensato la stessa cosa: ‘Devo fare dei cambiamenti, devo lavorare di più’.

Dopo ogni vittoria, le cose non cambiavano molto: ‘Qual è la prossima sfida? Devo lavorare di più’, mi dicevo”. L’azzurra si è ritirata dalle competizioni due anni fa. Photo Credit: Federtennis