La storia, le ambizioni ed i progetti di Jannik Sinner



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La storia, le ambizioni ed i progetti di Jannik Sinner

Jannik Sinner ha comunicato ai suoi fan che parteciperà alla stagione americana e quindi al Western & Southern Open e agli US Open. Il tennista italiano è molto motivato ed in questa seconda parte di un complicato 2020 vuole dimostrare a tutti di avere i numeri e le qualità per raggiungere i vertici del tennis.

Sinner ha compiuto 19 anni lo scorso 16 agosto ed in un’intervista concessa a SportWeek, settimanale sportivo allegato a La Gazzetta dello Sport, ha raccontato la sua storia ed il suo incedibile percorso verso la top100.

La storia, le ambizioni ed i progetti di Jannik Sinner

"E abbastanza raro – credo – che un ragazzo se ne vada di casa a tredici anni. Beh, io l’ho fatto: per il tennis, ovviamente" , ha iniziato a spiegare Sinner.

CON GLI SCI AI PIEDI

"Il fatto è che io non sono nato con la racchetta in mano, ma piuttosto con gli sci ai piedi: sono di San Candido, un paese dell’Alta Pusteria, praticamente sul confine tra Austria e Italia.

Come tutti i ragazzi del mio paese, ho imparato a parlare (tedesco) e subito dopo a sciare. E a sciare ero abbastanza bravo. Ecco, se sei uno di quelli bravi a sciare in Alto Adige, vuol dire che sei bravo a sciare in generale.

Infatti a sette anni ero campione italiano di sci. A quei tempi non pensavo tanto al tennis, giocavo giusto una volta ogni tanto. Però, crescendo, ho iniziato ad andare al campo a Brunico un paio di giorni alla settimana, ho conosciuto prima il mio grande maestro Heribert Mayr, poi Alex Vittur.

Max Sartori… alla fine tutti dicevano ai miei che ero bravo e che avrei dovuto provare ad andare a scuola da uno dei migliori in Italia. Riccardo Piatti. Però il tennis mi piaceva, e ho pensato: perché non provare? I miei hanno sempre lavorato tanto: si occupavano di un rifugio in montagna e mia madre per molto tempo ha avuto due lavori.

Mi ricordo che, ai tempi in cui sciavo loro lavoravano sempre e io facevo tutto da solo. Avevo sette, otto anni: la mattina andavo alle elementari poi a pranzo dai nonni e poi mi cambiavo per andare a lezione di sci. A pensarci, sono sempre stato un tipo abbastanza indipendente, infatti i miei l’hanno presa bene quando hanno saputo che avrei voluto trasferirmi a Bordighera per giocare a tennis.

Sono ben settecento chilometri da San Candido, e a dire il vero ai tempi non parlavo neanche bene l’italiano, ma loro mi hanno detto soltanto: 'Ok, se davvero ti piace, proviamo! ' . Cosi abbiamo fatto quel viaggio, dall‘Alto Adige quasi-Austria alla Liguria quasi-Francia " .

LA LISTA D’ATTESA "Quando sono arrivato all’Accademia mi hanno detto che i posti erano esauriti, che avrei potuto fare un paio di giorni di prova e poi magari mi avrebbero messo in lista d’attesa.

Però quando ho giocato con Riccardo, che poi sarebbe diventato il mio allenatore, dopo dieci minuti si capiva già che un po’ gli piacevo. Tre mesi dopo vivevo a Bordighera, e ho scoperto che ero felice. Non mi faceva strano essere passato dalla montagna al mare, anche perché in realtà il mare lo guardavo poco: giocavo a tennis, ascoltavo Eminem, tennis, mangiavo, tennis, dormivo, tennis.

Ho iniziato a capire che poteva essere quella la mia passione, più dello sci. Mi piaceva, e mi piace ancora oggi, perché è un gioco. Non è uno di quegli sport dove fai un errore, ed è finita.

Se sbagli nel tennis in ogni caso hai perso un 15. Magari è un 15 importante, ma rimane un 15" .

MEGLIO VINCERE

"Insomma, a un certo punto ho deciso. Credo che rimanere concentrato su una cosa sia un tratto della mia personalità e se fai sport è una cosa molto utile.

Ero sempre concentrato suI tennis, e forse non dovrei dirlo, ma ci pensavo anche quando andavo a scuola. Effettivamente non mi sono fatto molti amici a scuola, molti di più sui campi! Oggi non ho rimpianti, sono grato ai miei che mi hanno sempre sostenuto e aiutato anche a dare il giusto peso alle cose.

Ricordo che quando chiamavo mia madre, ed ero nero perché avevo perso qualche incontro, lei a volte mi diceva «Bene Jannik, ma adesso scusami, ho un sacco di cose da fare». Sono grato a lei e a mio padre, perché non hanno mai interferito nella mia scelta.

Si sono fidati e la fiducia può portarti lontano. Oggi non vedo l’ora di finire un torneo per poter tornare a casa a trovare la mia famiglia… Anche se per loro, beh, è molto meglio quando vinco" .