Kohlschreiber: “Forse non è il momento giusto per ripartire dagli USA”



by   |  LETTURE 778

Kohlschreiber: “Forse non è il momento giusto per ripartire dagli USA”

Il tedesco Philipp Kohlschreiber, classe 1983, ha raggiunto al massimo la 16° posizione del ranking ATP nel luglio del 2012, anno in cui ha disputato i quarti di finale a Wimbledon (sconfitto in quattro set da Jo-Wilfried Tsonga).

Negli altri Slam non è mai andato oltre il quarto turno e in carriera vanta 8 titoli del circuito maggiore: tra questi, anche diverse edizioni dei tornei tedeschi di Monaco di Baviera, Halle e Dusseldorf. Sceso oggi oltre la 70° posizione mondiale, lo scorso gennaio ha trionfato nel torneo Challenger di Canberra, in Australia, sconfiggendo in finale il finlandese Emil Ruusuvuori.

Intervistato oggi da Augsburger Allgemeine, il tennista teutonico ha parlato della ripresa del Tour ATP.

Philipp Kohlschreiber: "Nutro ancora dei dubbi"

Come già ricordato in passato, il nuovo calendario ATP prevede la ripartenza a metà agosto negli Stati Uniti, con gli appuntamenti di Washington, Cincinnati e ovviamente degli Us Open.

Tuttavia, con quasi 4 milioni di casi accertati e oltre 140 mila decessi, gli USA rimangono il Paese più colpito dalla pandemia globale di Coronavirus. “Una piccola parte di me afferma che non è ancora il momento di ripartire, per lo meno non dagli Stati Uniti”, ha detto Kohlschreiber.

“Quanti test positivi ci devono essere per non provocare la cancellazione del torneo? Cinque? Dieci? Se qualcuno esce e viene contagiato, il virus può diffondersi come un incendio”. Il giocatore di Augusta, 37 anni tra qualche mese, non vede comunque l’ora di tornare a competere: “Naturalmente, vogliamo tutti tornare a giocare.

Ma al momento la questione è se la cosa abbia senso in un contesto del genere”. Recentemente, il presidente dell’ATP Andrea Gaudenzi ha affermato a Sky Sports Italia che i principali organi direttivi del tennis stanno al momento facendo riferimento alla situazione degli altri sport: “Guardiamo cosa fa il golf, per noi quello è un esempio.

Stiamo anche monitorando altre discipline come l’NBA, che ha i nostri stessi problemi. L’ATP ha creato un protocollo da 70 pagine per la sicurezza dei giocatori e, per di più, il tennis ha anche il problema dell’internazionalità, con le restrizioni e le quarantene che complicano il tutto.

Se i giocatori dovessero avere una quarantena dentro e fuori gli Stati Uniti, allora il calendario verrebbe subito congelato”.