L'omaggio di Paolo Bertolucci ad Adriano Panatta



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L'omaggio di Paolo Bertolucci ad Adriano Panatta

Adriano Panatta ha scritto le pagine più belle della storia del tennis italiano. Tutti ricordano quel magico 1976: anno in cui vinse prima gli Internazionali d’Italia, poi il Roland Garros ed infine la Coppa Davis in finale contro il Cile di Jaime Fillol e Patricio Cornejo.

Lo scorso 9 luglio, Panatta ha compiuto 70 anni e l’amico Paolo Bertolucci ha voluto omaggiarlo con una toccante lettera pubblicata sulla Gazzetta dello Sport.

L'omaggio di Bertolucci ad Adriano Panatta

"Ci siamo conosciuti tanti anni fa a Cesenatico.

Io avevo 11 anni e lui 12" , ha scritto Bertolucci. "Ci siamo affrontati per la prima volta e devo dire che non era particolarmente simpatico. Io venivo da un piccolo paese, Forte dei Marmi, lui romano dei Parioli e il suo nome già circolava da tempo nell’ambiente tennistico.

Poi abbiamo iniziato a frequentarci e la Federazione ci ha convocato a Formia con Mario Belardinelli che ci ha messo in camera insieme. Al mattino andavamo a scuola e il pomeriggio ci allenavamo. Sei anni in college ci hanno fatto crescere ed è maturata una bella amicizia.

Da compagni di doppio a testimoni di nozze dei rispettivi matrimoni. Questo rapporto particolare è poi proseguito fuori dal campo anche negli anni seguenti. Adriano è sempre stato una persona molto generosa, che si annoiava nella ripetizione.

Gli piaceva sempre inventarsi qualcosa, era un’anima in pena. Questo suo modo di intendere la vita lo esprimeva anche sul campo. Non giocava mai due punti alla stessa maniera, si inventava sempre qualcosa di diverso. Perché doveva creare, detestava la monotonia.

Lo si vedeva anche fuori nella vita. Motonautica, paracadutismo. Ha fatto di tutto. Ora ci sentiamo meno, ogni tanto lo vedo sulle Dolomiti ma non scia più, passeggia come le persone di una certa età... Ultimamente gli ho anche detto: 'Caro Panatta – lo chiamo sempre così - passa il tempo, vedo che ti annoi' .

Questa è una data importante perché Adriano Panatta è stato la colonna portante della squadra di Coppa Davis, l’unica volta che abbiamo vinto. Giocava singolo e doppio ed è ovvio che quando si vinceva quasi tutti i meriti erano suoi, ma quando arrivavano le sconfitte la maggior parte delle critiche venivano rivolte a lui.

Insomma ci faceva da parafulmine. Panatta è un romano con un cuore d’oro che quando ha voluto esprimere il proprio talento ha dimostrato di essere un grande del tennis" .