Conchita Martinez: “Essere nella Hall of Fame è un grande risultato”



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Conchita Martinez: “Essere nella Hall of Fame è un grande risultato”

Stando ai piani originari, Conchita Martinez e Goran Ivanisevic dovevano essere introdotti nella International Hall of Fame del tennis mondiale quest’anno, ma la pandemia di Coronavirus ha fatto slittare tutto al 2021.

Nata nel 1972, Conchita ha vinto il titolo di Wimbledon 1994 (prima tennista spagnola a riuscirci) e ha fatto finale agli Australian Open ed al Roland Garros, senza contare anche due semifinali agli Us Open. Vincitrice di 33 titoli WTA, è stata al massimo la numero due della classifica WTA.

Conchita Martinez commenta il suo ingresso nella Hall of Fame

Anche il torneo ATP 250 americano di Newport, sede della cerimonia di ingresso nella Hall of Fame, è stato rimandato al prossimo anno. “Aver ricevuto questo onore è un grande risultato”, ha detto Martinez in una Live di Facebook.

“Essere lì assieme a nomi incredibili di questo sport sarà molto, molto bello. Mi porterò alcuni dei miei amici alla cerimonia e spero ci sarà anche un po’ della mia famiglia, era questo il piano.

Non vedo l’ora”. Conchita ha quindi ricordato la sua unica vittoria Slam del 1994: “L’erba è una superficie molto difficile. Non è semplice se non l’affronti con una mente aperta, devi dire a te stessa: ‘Okay, non posso giocare qui, è troppo complicato’, cosa che io ho fatto molto spesso.

Dopo le semifinali del 1993 avevo davvero una mente aperta nei miei allenamenti prima del torneo, avevo accettato il fatto che non avrei giocato il mio miglior tennis. E’ impossibile, perché ci sono dei rimbalzi bassi e strani qua e là.

Non andrà tutto alla perfezione e se tieni a mente questo non farai che migliorare. E’ più o meno quello che è accaduto a me”. Nella finale di Wimbledon di quell’anno, Martinez ha sconfitto la nove volte campionessa Martina Navratilova con il punteggio di 6-4 3-6 6-3: “Giocare contro di lei sull’erba è stato incredibile”, ha detto la spagnola.

“Sulla terra l’avevo battuta a Roma un paio di mesi prima di Wimbledon. In realtà, mi sentivo abbastanza sicura perché stavo giocando bene. La superficie veniva in mio vantaggio perché non aveva piovuto così tanto quell’anno”.