Panatta: "Ho sempre snobbato Wimbledon. Federer il più grande di sempre"



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Panatta: "Ho sempre snobbato Wimbledon. Federer il più grande di sempre"

Il nove luglio saranno settante. «Il bilancio facciamolo tra dieci anni, se ci arrivo. I settanta non me li sento addosso. Tocco ferro: sono ipocondriaco da sempre, ma sto bene. Ogni tanto ho un po’ di mal di schiena.

L’ha usata parecchio, Panatta, mi ha detto il dottore. Verissimo. Però il tennis, alla fine, è stato gentile con me». Nel corso di una chiacchierata con Gaia Piccardi - firma di spicco de “Il Corriere della Sera” - l’uomo che ha fatto esplodere il tennis nel bel paese si è ovviamente ritrovato a viaggiare fra i ricordi.

«Possiamo fare finta che non ho mai vinto nulla e parlare d’altro? È vero: non ho una coppa. Ho perso tutto. Non sono un feticista, l’idea del salotto-museo mi fa orrore. Non l’ho mai detto a nessuno, conservo un’unica cosa: la pallina del match point contro Vilas a Roma, una Pirelli.

Se la fece regalare mio padre Ascenzio, custode del Tc Parioli». Della vita, degli amici, della controproducente cultura dei sei e dei ma «Penso di essere stato una brava persona, con tutti. Non ho sospesi. Non sono vendicativo, non serbo rancore.

Io non sono pigro, è che mi hanno dipinto così. Il romano, disincantato, accidioso... Ma de che? Certo non ero Borg, ma non farei mai cambio. Non mi allenavo come Vilas, però nemmeno passavo le giornate a poltrire» Panatta ha evitato i cliché sul tema-donne «trovo di cattivo gusto parlarne» ma si è ritrovato a raccontare un aneddotto su Loredana Berté.

"La donna che amò Panatta e sposò Borg" per citare le parole della sempre puntualissima Piccardi. «Con Loredana ci siamo voluti bene. È il 72 o il 73, non ricordo. Stiamo insieme. Ti presento un amico, mi fa.

Arriviamo in Cinquecento a Piazza Venezia. Sotto il balcone del Duce ci aspetta uno sciroccato vestito da marziano: stivali, tuta, mantello... È Renato Zero».

Il rimpianto WImbledon e Federer: il più grande di sempre

Ha vinto a Roma, ha vinto a Parigi, ha vinto in Cile.

A Wimbledon non è mai andato oltre i quarti di finale. E per intenderci: la sconfitta contro Pat Du Pré nel 1979 non l’ha ancora digerita. «Non me lo perdono, il più grande rimpianto della carriera.

Ho sempre snobbato Wimbledon, non me ne fregava niente: gli inglesi, le loro tradizioni, l’erba su cui la palla rimbalzava da schifo... Levava la parte artistica dal gioco, la odiavo». E il più grande di sempre? Troppo facile.

«Roger Federer. Le statistiche a favore di Djokovic non mi interessano. Io guardo il complesso: lo stile, la mano, la completezza. Federer è, e sempre sarà, quello che gioca a tennis meglio di tutti gli altri». Photo Credit: