Robin Soderling: "É capitato che cercassi su Google come suicidarmi"



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Robin Soderling: "É capitato che cercassi su Google come suicidarmi"

La storia di Robin Soderling è la storia di un ragazzo costretto a rinunciare ai suoi sogni. Lo svedese è stato il primo tennista a battere Rafael Nadal al Roland Garros nel 2009 e ad interrompere la serie di 23 semifinali Slam consecutive di Roger Federer nel 2010.

La strada intrapresa era quella giusta: quella dei più grandi campioni. Poi è arrivata la mononucleosi e la strada si è fatta sempre più in salita. “Ho provato a rientrare nel circuito per anni.

Era un problema sia mentale che fisico, ma il problema principale era sempre la mononucleosi. Ho preso la mononucleosi perché mi sono allenato troppo. Non mi fermavo di fronte a niente. Per me il tennis era la cosa più importante.

Non mi preoccupavo se poi sarei finito sulla sedia a rotelle. Ero concentrato solo sul tennis. C’è stato un periodo in cui mi stendevo sul letto, dovevo andare in bagno ma a metà strada dovevo sedermi: è stato terribile” .

Con queste parole, Soderling ha spiegato qualche anno fa perché è stato costretto al ritiro. Un ritiro dolorso annunciato alla fine del 2015. L'ultima partita giocata da Soderling resta però la finale vinta contro David Ferrer al torneo ATP 250 di Bastad nel 2011.

L’ex numero quattro del mondo è tornato a far parlare di sé dopo un’intervista concessa a “Radio de Suecia” .

Dalla crisi ai pensieri suicidi, il racconto di Soderling

"Nel luglio 2011 dopo aver battuto Ferrer e vinto la finale di Bastad sono tornato a Montecarlo e sono caduto in un abisso nero senza fondo" ha raccontato Soderling.

"Avevo un’ansia costante che mi rosicchiava dentro. Il minimo rumore mi faceva prendere paura. Era così anche quando il telefono squillava. Tutto mi spaventava e spesso è capitato che cercassi su Google come uccidermi.

Qualsiasi cosa era meglio di questo inferno. Dal 2009 ho iniziato a raccogliere molti successi e questo ha generato molta pressione. È venuto un momento in cui pensavo che c’erano solo tre giocatori con cui potevo perdere, gli altri dovevo batterli, altrimenti mi sentivo male, fallivo, mi sentivo un perdente” .