Stubley: "Senza Wimbledon mi sento orfano. Amo questi campi come i miei figli"



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Stubley: "Senza Wimbledon mi sento orfano. Amo questi campi come i miei figli"

In tempi normali, ci saremmo trovati di fronte alla settimana delle fragole con la panna, dei bicchieri colmi di Pimms frizzante, dei picnic sulla Henman Hill e delle code lungo Church Road, che i britannici chiamano The Queue, alla ricerca disperata di un biglietto a basso costo.

La settimana del meraviglioso suono grattato della palla sull’erba più famosa del mondo e del total white. Ed invece, a causa dell’emergenza sanitaria, anche il più tradizionale dei tornei ha dovuto chiudere i cancelli e salutare i propri fan.

Wimbledon è il torneo più iconico e carico di significato della storia del tennis: è quel torneo che ogni bambino sogna di vincere o anche solo di disputare. Neil Stubley è il giardiniere capo di Wimbledon, l’uomo che guida quel fantastico team pronto a curare ogni dettaglio di quell’erba a noi tanto cara.

In un’intervista alla Gazzetta dello Sport, Stubley ha parlato del suo rapporto con i Championships e delle sensazioni provate dopo aver ricevuta la notizia ufficiale della cancellazione del torneo.

Stubley e l'amore per i campi di tennis più famosi del mondo

“Come sono queste giornate da orfano di Wimbledon? Una strana sensazione" , ha iniziato Stubley.

"Da un lato non abbiamo mai smesso di lavorare, anche dopo la cancellazione del torneo, ma l’adrenalina, l’ansia della vigilia, la speranza che tutto fili liscio… beh, quella un po’ mi manca.

Senza Wimbledon mi sento orfano. Amo questi campi come i miei figli. Avevamo voglia di mostrare a tutto il mondo i frutti del nostro lavoro. Lei è un tipo ansioso? Quando si tratta dei nostri campi abbastanza. Il giorno prima dell’inizio c’è del sano nervosismo, perché tutti noi desideriamo che le condizioni dell’erba siano buone.

La notte prima non si dorme mai bene. Ma quando nei primi match tutto fila liscio, allora si comincia a respirare" . La cancellazzione è stata un vero colpo al cuore. "Dopo un momento di normale tristezza, ci siamo rimboccati le maniche e rimessi all’opera.

La pandemia ha fermato il mondo, ci ha costretti al lockdown, ma madre natura non la ferma nessuno. L’erba cresce e i campi vanno comunque mantenuti, rasati, innaffiati come se si giocasse. E il prossimo anno torneranno ancora più belli e più verdi.

Ci siamo divisi in due squadre di lavoro. Il distanziamento non è un problema, siamo a 20 metri di distanza e ognuno di noi ha la propria macchina e i propri oggetti personali. Alla fine si lavano e sistemano gli attrezzi. Tutto secondo le regole dettate dal governo».