Kafelnikov ricorda il Roland Garros 1996: "La più bella vittoria della mia carriera"

In un'intervista a Tennis.com, il russo ha parlato di quel sorprendente trionfo

by Andrea Aniello
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Kafelnikov ricorda il Roland Garros 1996: "La più bella vittoria della mia carriera"

Nel corso di una recente intervista concessa a Tennis.com, l’ex numero 1 del mondo Yevgeny Kafelnikov ha ricordato il momento più indimenticabile della sua carriera: il titolo al Roland Garros 1996, ottenuto all’età di 22 anni.

“Vincere il Roland Garros è stato il più grande successo della mia carriera” ha esordito il russo. “Quello è stato il mio primo titolo Slam e sono diventato il primo russo a vincere un Major, ma comunque non dimentico altri importanti risultati come l’Oro Olimpico, la Coppa Davis o l’essere diventato il uno al mondo.

Tutti gli atleti professionisti riconoscono che il Roland Garros è lo Slam più difficile da vincere, è davvero un’impresa uscirne vincitore. Ovviamente mi è piaciuto vincere tutti i tornei che ho vinto, ma Parigi resta un ricordo speciale per me”.

Il racconto di Kafelnikov su quel magico Roland Garros

In quella primavera del ’96, tanti piccoli segnali avevano infuso in Kafelnikov la speranza di poter portare a termine quell’impresa. “Il titolo che ho vinto sulla terra di Praga mi ha dato molta fiducia, lì ho capito che mi stavo avvicinando al livello desiderato” ha infatti sottolineato il due volte campione Slam.

“Poi ho raggiunto le semifinali ad Amburgo, dove ho battuto alcuni avversari molto forti sempre sulla terra battuta, e poi c’è stato Düsseldorf, un torneo chiave per me. Lì ho sconfitto Krajicek e Sampras, e me ne sono andato dalla Germania forte della convinzione di avere le carte in regola per giocare molto bene su questa superficie”.

La vera cartina al tornasole fu la semifinale del Roland Garros, visto che dall’altra parte della rete c’era Pete Sampras. “Stavo giocando meglio di lui in quel torneo, in generale penso che stessi giocando meglio di chiunque altro” ha ricordato Kafelnikov.

“Sapevo che un eventuale quinto set avrebbe favorito il giocatore più forte, quindi ho affrontato quel match con grande determinazione, sapendo che era Pete il favorito e non viceversa. Non voglio pensare che Pete abbia perso quella partita per colpa della stanchezza, essendo lui reduce da tre partite al quinto.

Ho creduto in me stesso e questa è stata la chiave. Onestamente, quella vittoria non mi sorprese. Le uniche due volte in cui l'ho battuto si sono concentrate in un arco di tre settimane, in quel 1996. Pete è stato il miglior giocatore che abbia mai affrontato, anche se ogni volta che ho giocato contro di lui ho avuto la sensazione di poterlo battere, per quanto in seguito non sarebbe più successo.

Se non è il migliore di tutti i tempi, sarà il numero due”.

Photo Credit: Getty Images

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