Lorenzo Sonego: “Sogno le Atp Finals e che bello quel match con Federer”



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Lorenzo Sonego: “Sogno le Atp Finals e che bello quel match con Federer”

Non vede l’ora di tornare a competere, Lorenzo Sonego, talento torinese numero 46 della classifica Atp. Lo abbiamo incontrato al Circolo della Stampa Sporting, dov’è cresciuto e dove adesso è tornato ad allenarsi in pianta stabile assieme al suo coach Gipo Arbino: «A parte che penso sia uno dei circoli più belli d’Italia e certamente il migliore in Piemonte.

Poi qui io sono cresciuto sempre con Gipo, la struttura è magnifica, ci si può allenare bene e davvero mi sembra di non essere mai andato via. Anche se i quattro anni al Green Park di Rivoli sono stati splendidi e ho avuto a che fare con persone magnifiche.

Però sono felice di essere di nuovo qui allo Sporting.

Anche per le Atp Finals? Beh, certo, sono un mio obiettivo. Io cerco anche di sognare in grande: questa struttura mi può permettere di migliorare».

Negli ultimi quattro anni Lorenzo è cresciuto in maniera esponenziale.

Sotto la sapiente gestione di Arbino, Sonego inizia a farsi notare nel 2016 quando sconfigge un talento come Fucsovics nelle quali di un challenger a Guangzhou. Nel 2017 perde nel primo turno delle qualificazioni a Roma 7-6 al terzo set contro Almagro e tra settembre e ottobre dello stesso anno, gioca sette tornei e arriva in finale sei volte, vincendo il challenger di Ortisei, dove batte per la prima volta un top 100 (Gombos, 81 Atp).

Agli Australian Open ’18 arriva il primo grande squillo. Supera al terzo turno delle quali Tomic e vince il suo primo match in un major eliminando Haase 7-5 al quarto set, per poi perdere da Gasquet nel turno successivo.

Si rifà sul francese tre mesi dopo, eliminandolo in due set negli ottavi di Budapest (primo hurrà contro un top 30). La settimana successiva fa impazzire il Foro Italico battendo Mannarino, all’epoca 27 Atp.

Entra nel tabellone di Wimbledon e anche agli US Open, dove passa un turno dopo un’autentica battaglia contro il veterano Muller (6-2 per l’azzurro al quinto). In settembre trionfa nel challenger di Genova demolendo in finale Dustin Brown 6-2, 6-1.

Ed eccoci al 2019, dove alza ancora il livello del suo gioco. Nel Masters 1000 di Miami sconfigge Klizan in due set e cede a Isner 7-6, 7-6. Poi raggiunge i quarti nel 250 di Marrakech e soprattutto a Montecarlo, sempre passando dalle qualificazioni.

Nel Principato gioca un tennis pazzesco e si prende lo scalpo, tra gli altri, di Khachanov (12 Atp) in due set. Viene eliminato solo da Lajovic, futuro finalista e poi battuto da Fognini. Al Roland Garros gioca contro sua Maestà Roger Federer e non sfigura affatto.

Poi vola in Turchia, ad Antalya, dove batte cinque top 100 e vince il torneo in finale su Kecmanovic salvando anche un match point. Fa poi semifinale a Kitzbuhel (sconfigge Verdasco, perde lottando contro Thiem) e bissa il successo a Genova e nel 1000 di Shanghai cede solo al terzo set contro Monfils.

Quest’anno, dopo aver lottato contro Kyrgios in Australia, si arrampica nei quarti del 250 di Rio de Janeiro: sconfigge Lajovic con due tie-break e cede con Coric 6-7, 3-6. In questo periodo solitamente si giocava la seconda settimana del Roland Garros, torneo in cui tu l’anno scorso hai incontrato un certo Roger Federer: «Ero abituato a vederlo fin da piccolo in televisione.

Quindi giocarci contro mi ha fatto un certo effetto, soprattutto al Roland Garros, dove lui mancava da tanto tempo. Il centrale era tutto esaurito, con tutto il pubblico. Quindi non è stato facile gestire l’inizio.

Poi però mi sono sbloccato e dal secondo set abbiamo fatto una partita alla pari e lui mi ha fatto anche i complimenti, cosa che mi ha fatto molto piacere. Però è una partita che mi è servita tanto per capire qual è il livello a cui voglio arrivare e cosa mi manca per ottenerlo.

Mi mancano ancora tante cose e le abbiamo individuate proprio grazie a quella partita». Poco dopo Parigi avevi trovato il tuo primo successo in un Atp 250 sull’erba a dimostrazione che puoi giocare bene un po’ su tutti i campi.

«In effetti mi trovo bene su tutte le superfici. Ho vinto un torneo sull’erba ma poteva succedere anche sulla terra o sul cemento. Ovviamente sulla terra preferisco, perché sono nato su questa superfice. Magari, essendo io molto alto, posso fare un po’ più di fatica sulle superfici rapide dove la palla rimbalza poco, però in tutte le superfici ci sono pro e contro.

Più sono veloci, ad esempio, e più con il mio servizio posso incidere. Mi serve solo esperienza e giocare tanti tornei ad alto livello contro i migliori». Su cosa stai lavorando insieme a Gipo Arbino? «L’obiettivo è fare un po’ di partite per entrare di nuovo in palla e lavorare tatticamente perché non abbiamo più giocato tante partite.

Stiamo lavorando tanto sul servizio, un colpo per me fondamentale: devo arrivare ai livelli di Raonic e di questi grandi battitori. E poi sul rovescio, in modo che possa comandare lo scambio anche da quella parte lì».

Un giocatore della nextgen che ti ha impressionato? «Sinner mi ha impressionato tanto mi sono allenato con lui. Di speciale ha l’atteggiamento da campione e poi ottimi colpi. Ha dritto e rovescio quasi uguali, sempre vicino al campo, fa male appena può, gioca bene nei momenti importanti che non è facile, e sa gestire la tensione».

Anche tu - penso ad esempio ai match combattuti giocati a Montecarlo l’anno scorso o alla finale di Antalya - hai mostrato una grande attitudine a lottare e a gestire i punti più delicati di un match. «Sì, sono doti che sento anch’io di avere».

Lorenzo sarà in campo a Todi per il ritorno degli Assoluti italiani, con l’obiettivo di mettere in pratica in match veri quanto sta perfezionando con il fidato maestro Gipo. Una gran bella coppia, nuovamente supportata da uno dei circoli top della nostra penisola, che ha ancora tanta voglia di crescere e stupire. E hanno tutti gli ingredienti per farlo.