Schiavone, dal trionfo al Roland Garros alla vittoria più importante della sua vita



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Schiavone, dal trionfo al Roland Garros alla vittoria più importante della sua vita

Il 5 giugno 2010 è una data che rimarrà per sempre impressa nella mente di ogni tifoso italiano. Il 5 giugno 2010 è il giorno in cui Francesca Schiavone è diventata la regina di Parigi ed ha alzato al cielo lo storico trofeo del Roland Garros.

Francesca è stata la prima italiana nella storia a vincere un torneo del Grande Slam e a dieci anni da quel magnifico successo, le emozioni ed i ricordi sono ancora indelebili.

Dal successo al Roland Garros alla vittoria più importante della sua vita contro la malattia: il racconto di Francesca Schiavone

"È buffo: ricorda più il corpo della mente" , ha raccontato l'ex campionessa azzurra al Corriere della Sera.

"La sensazione della pancia e delle gambe per terra sul centrale ruvido, dopo il match point con la Stosur, è qui con me. Sentivo la forma che mi cresceva dentro, partita per partita, fino alla finale. Un’emozione difficile da spiegare.

Una presenza grandissima: ero totalmente calata nel momento e nella situazione. Ricordo il pensiero prima dell’ultimo punto: mandami la palla, che la gioco come voglio io. Se mi servi sul rovescio, io la colpisco alta, in anticipo, e te la rimando sul rovescio.

Io posso, io faccio, io, io, io. Zero paura, soltanto positività. A questo punto posso dire di credere nel destino: lo disegniamo noi. Poi ci sono forze più grandi che ci aprono le strade" Oltre agli incredibili successi ottenuti nel tennis, da vera guerriera Francesca è riuscita a vincere anche la battaglia più difficile della sua vita: il linfoma di Hodgkin, tumore del sistema linfatico.

"Linfoma, è la diagnosi. Ti chiedi perché, perché proprio io? Io che non ho mai bevuto né fumato… Sono cambiata? Di base, sono scema come allora. Però comunico di più, mi sono aperta.

Prima filtravo, mi proteggevo. Oggi ho un senso dell’esistenza diverso: la malattia mi ha regalato la pazienza. Io il mio patrimonio me lo porto dentro. Mi sono ripresa la salute, che non è poco, e il tempo. Ora mi rendo conto di quando vado troppo veloce. Il campione è chi sa fermarsi, respirare e dare alle cose il giusto valore"