Chang ricorda il servizio da sotto contro Ivan Lendl al Roland Garros 1989



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Chang ricorda il servizio da sotto contro Ivan Lendl al Roland Garros 1989

Negli ottavi di finale dell’edizione 1989 del Roland Garros di Parigi, a scontrarsi erano il numero uno del mondo Ivan Lendl ed il diciassettenne, nonché quindicesima testa di serie del torneo, Michael Chang.

L’americano, alla sua seconda partecipazione nel tabellone principale dello Slam francese, aveva sconfitto nei turni precedenti Eduardo Masso, Pete Sampras e Francisco Roig. Per quanto riguarda Lendl, il campione ceco all’epoca aveva già trionfato tre volte sulla terra rossa di Parigi, altrettante agli Us Open ed una a Melbourne.

Nei giorni precedenti aveva agevolmente superato Patrik Kuhnen, Derrick Rostagno e Darren Cahill, senza nemmeno concedere un set. Avanti 4-3 nel quinto e decisivo set ma sotto 15-30 nel proprio game di servizio, ecco che Chang decise di mettere in campo un colpo del tutto originale ma estremamente efficace, che si rivelerà fondamentale per l’esito del match.

Michael Chang sulla sua battuta e l'incontro successivo con Lendl

“Chiaramente lo sorpresi”, ha detto oggi Michael a CNN Sports, parlando del suo servizio da sotto. “Ma credo che lo abbia anche un po’ scosso perché, dopo quel punto, fu non solo una battaglia fisica ma anche mentale.

Il mio servizio era molto leggero all’epoca perché non riuscivo ad utilizzare le gambe, facendo muovere solo il braccio. Essendo sotto 15-30, ero di nuovo sul punto di perdere la battuta. Dissi a me stesso: ‘Devo fare qualcosa di diverso adesso, perché prima o poi Ivan troverà ciò che ha bisogno di fare e io finirò per perdere”.

La soluzione funzionò: l’americano, che aveva perso i primi due set per 6-4, conquistò i successivi con un triplo 6-3, approdando per la prima volta ai quarti di finale di uno Slam e vincendo, pochi giorni dopo, il suo unico trofeo Major in carriera.

Chang ha infine ricordato il suo casuale incontro con Lendl qualche mese dopo a Wimbledon, occasione in cui temeva che il suo gesto a Parigi lo avesse in qualche modo inimicato agli occhi del ceco: “Stava puntando diritto verso di me.

Pensai: ‘Non posso evitarlo adesso’, perché c’era questa piccola passerella larga non più di dodici passi. Venne diritto verso di me e io gli feci: “Come stai?’. Lui allungò la mano, mi guardò direttamente negli occhi e strinse la mia, dicendomi: ‘Michael, incredibile quello che hai fatto al French Open.

Congratulazioni’. Se lo vedi oggi, anche quando è in campo, lui è molto serio, professionale e molto freddo. Una mentalità del genere. Ma fuori dal campo, se qualcuno lo conosce, è molto differente. Gli piace essere spiritoso, parla molto e coinvolge un sacco”.