Panatta: "Sognavo di vincere tre cose: Roma, Parigi e la Davis. Ci sono riuscito"


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Panatta: "Sognavo di vincere tre cose: Roma, Parigi e la Davis. Ci sono riuscito"

Adriano Panatta ha scritto le pagine più belle della storia del tennis italiano. Tutti ricordano quel magico 1976: anno in cui vinse prima gli Internazionali d’Italia, poi il Roland Garros ed infine la Coppa Davis in finale contro il Cile di Jaime Fillol e Patricio Cornejo.

In un’interessante intervista al quotidiano “Il Foglio”, Panatta ha ricordato la sua infanzia e descritto il suo vero senso di libertà. "Sognavo di vincere tre cose: Roma, Parigi e la Davis. Ci sono riuscito” , ha dichiarato l'ex campione italiano.

“Sono nato nel ’50, praticamente durante il boom, la guerra era finita da poco, non c’era una lira, ma io ricordo di aver avuto un’infanzia bellissima, libera, sono stato figlio unico per dieci anni, mio fratello Claudio è arrivato dopo, e io giocavo da solo, e la mia libertà era quella: organizzarmi come poteva fare un ragazzino a quel tempo.

Essere veramente liberi sarebbe bello. Secondo me la piena libertà non esiste per nessuno, saranno almeno mille, un milione, le volte in cui non mi sono sentito completamente libero di dire o di fare qualcosa. A volte ti freni anche per buona educazione.

Però forse in queste settimane la stragrande maggioranza degli italiani ha capito una cosa: la responsabilità. Il rinunciare a una parte di libertà per gli altri. Quelli che non l’hanno capito sono scemi.

Ma quella è ignoranza, non puoi farci nulla. Sport? Lo sport ha cercato di resistere, ogni singolo atleta ha fatto un programma con il suo allenatore, ma tutto è andato per aria. È giusto che sia così.

Non si può fare un evento importante come l’Olimpiade in queste condizioni. Anche il tennis si deve adattare. Ad agosto magari sarà tutto finito, ma ci sarà uno strascico, forse la normalità la riavremo a settembre.

Lo sport dà un grande senso di libertà. Parlo dello sport nel campo di gioco, quando gli atleti sono lì dentro, dentro al campo, quello per loro è il vero senso di gratificazione, di libertà.

Quello che sta intorno all’improvviso non conta più, che sia industria o politica, quando sono lì gli sportivi sono liberi”.