Situazione tragica in Croazia. Coric: "Quello che penso io non è importante"



by   |  LETTURE 6525

Situazione tragica in Croazia. Coric: "Quello che penso io non è importante"

La Croazia sta vivendo un momento drammatico. Sospesa tra l'emergenza coronavirus e i terremoti che hanno paralizzato completamente la città di Zagabria negli scorsi giorni. Figlio della Capitale è Borna Coric, numero trentantré del mondo, che nel corso di un'intevista concessa telefonicamente ai media locali ha confidato tutte le sue preoccupazioni.

«Veramente stressante. Io mi sono svegliato poco prima del terremoto, avevo dormito male. Probabilmente non ho ancora superato il jetlag. Non ho altre parole per descrivere la sensazione che ho provato se non una, il terrore.

In casa cadeva letteralmente tutto per terra, sono uscito fuori in strada e la prima cosa che ho fatto è stata andare dai miei genitori per vedere se era tutto a posto. Dopo ho preferito passare delle ore in macchina».

Come la stragrande maggioranza dei colleghi, Coric non ha smesso di allenarsi. Anche se ha dovuto rivedere compeltamente il concetto di normalità. «Praticamente sto sempre in appartamento, non sono mai uscito. Mia mamma è venuta a trovarmi diverse volte, anche perché non me la cavo proprio bene nei lavori di casa, soprattutto in cucina.

Sto pensando a cosa fare e come. Vorrei provare ad andare via da Zagabria, trovare un posto a Zara o a Spalato, dove ci sono delle condizioni migliori per mantenere la condizione, dove potrei anche eventualmente allenarmi in campo.

Naturalmente Kuterovac mi ha mandato il programma di allenamenti adattato a questa situazione, lavoro in casa o sul terrazzo, ma fuori fa freddo. Faccio quello che posso e come posso». Coric ha reagito con un po' di stizza alla presa di posizione della TFF e con la stessa franchezza ha offerto un interessante punto di vista sulla situazione.

Soprattutto sulla possibilità di ritornare in campo a giugno. «Una cosa fatta veramente male. Non ho problemi riguardo al fatto che il torneo si sposti, sappiamo tutti cos’è il Roland Garros, ma il modo non andava bene.

Nel tennis abbiamo sicuramente bisogno di molta, molta più comunicazione. E di cambiare mentalità». E ha poi continuato: «Parliamo troppo di cose di cui non sappiamo niente o comunque molto poco. Fino a due mesi fa pochi parlavano del coronavirus.

Io non ho la competenza per parlare di questo. Vorrei andasse così e spero che accada. Sono abituato a tutt’altro, allo spostarmi di giorno in giorno, al giocare tornei una settimana dopo l’altra. Ora sono a casa, disteso, lancio la pallina contro il muro.

Quando vedo la situazione drammatica che c’è in Europa, resto senza parole e quello che penso io non è importante. Ci sono persone preparate e preposte a questo, sono quelle che dobbiamo ascoltare e comportarci in base alle loro indicazioni». Photo Credit: Getty Images