Bautista Agut: “Sapevo di giocare la finale, non me la sarei mai persa”


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Bautista Agut: “Sapevo di giocare la finale, non me la sarei mai persa”

Quando il trentunenne Roberto Bautista Agut è venuto a conoscenza della morte di suo padre, a malapena un anno e mezzo dalla scomparsa della madre, si è comprensibilmente precipitato in men che non si dica da Madrid a Castellon de la Plana, per cercare un po’ di conforto all’interno della propria famiglia.

Nel frattempo, i suoi compagni di squadra sconfiggevano l’Argentina e la Gran Bretagna per raggiungere così la finale di Coppa Davis, dove l’ultimo ostacolo era rappresentato dal Canada di Denis Shapovalov, Fèlix Auger-Aliassime e Vasek Pospisil.

Bautista Agut, da grande campione qual è, ha deciso comunque di scendere in campo per cercare di portare a casa il sesto successo spagnolo in Davis: “Quando ho ricevuto la chiamata ero ad un’ora di Madrid”, ha spiegato.

“Avevo già deciso. Stavamo mangiando qualcosa quando il dottore ha chiamato Pepe e gli ha detto che la squadra era un po’ scombussolata, che forse avevano bisogno di me per domenica”. Naturalmente, non deve essere stato semplice scendere in campo fingendo che niente di tutto questo fosse successo.

Bautista ha raccontato le sensazioni contrastanti vissute in quel momento: “Dopo tutto il supporto ricevuto dalla squadra ho deciso di fare loro domenica una sorpresa. Non avevo pensato di giocare perché non ero nelle condizioni giuste, né dell’animo né del tennis.

Ho iniziato ad allenarmi un po’ come potevo”. Eppure, malgrado tutte le difficoltà che si possono incontrare in un momento del genere, Bautista Agut ha detto di aver saputo fin dall’inizio in realtà, dentro di sé, che sarebbe sceso in campo: “Ho dormito dalle due e mezzo alle nove.

Sapevo dentro di me che avrei giocato la finale, senza nemmeno averlo chiesto al capitano. Bruguera mi ha domandato come mi sentivo e se volevo giocare. Mi sono allenato e ho combattuto per tutta la mia vita per avere la possibilità di giocare una finale di Coppa Davis.

E’ stato molto emozionante, non ho mai provato una sensazione del genere in vita mia. Il pubblico di Madrid è sempre stato esemplare ed è stato fondamentale per superare le eliminatorie. La testa deve stare in partita, devi allontanarti da tutto ciò che è personale”.

Particolarmente importante il supporto di Rafael Nadal e di tutto il team spagnolo: “Questa settimana io e Rafa ci siamo sincronizzati alla perfezione, abbiamo sentito qualcosa di speciale tra di noi. E’ una persona unica.

E’ questo il suo carattere, ciò che trasmette alla squadra è molto positivo e anche come vive la competizione, ci connette noi tutti insieme. Non dimenticherò mai il momento in cui mi ha detto che posso essere un esempio per tutta la vita”.