Berrettini racconta: "Sono fiero di questa stagione, è stato un gran 2019"


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Berrettini racconta: "Sono fiero di questa stagione, è stato un gran 2019"

E' stata un'annata incredibile per Matteo Berrettini, annata che il tennista ha concluso con la soddisfazione di entrare alle Atp Finals di Londra, avvenimento che non si vedeva in Italia da ben 41 anni. Il tennista romano ha raccontato le sue emozioni ai microfoni della Gazzetta dello Sport, ecco le sue parole: Matteo, si dimostri umano e confessi: ha gufato anche lei Monfils?
Esitazione, sospiro, sorriso.

"Beh... Diciamo che ho fatto il tifo per Shapovalov. È diverso, no?" In un certo senso... E se non fosse entrato tra i magnifici otto?
"Sarebbe andata bene lo stesso. Ero lì, in balia dei risultati altrui poi mi sono detto: 'Mattè, dai, non ne vale la pena di dannarsi l’anima'

Sono, così fiero di me e di quello che ho fatto quest’anno che anche se fossi stato prima riserva alle Finals sarebbe comunque stato un grande risultato" Panatta e Barazzutti, gli unici due italiani alle Finals prima di lei, hanno detto che un Masters è per sempre.


"Sono d’accordo. È il coronamento di una stagione intera, che va oltre il risultato del torneo. Vuol dire che ho avuto una continuità importante, è un premio alla professionalità. Significa che mentalmente e fisicamente sono stato sul pezzo tutto l’anno"

Il suo 2019 incredibile, al di là dei risultati ha rivelato un ragazzo che sa farsi voler bene.
"Grazie! Il merito è dei valori che mi hanno trasmesso i miei genitori e i nonni. E poi Vincenzo Santopadre, il mio allenatore.

Negli ultimi dieci anni ho vissuto più con lui che in famiglia. Sento l’affetto della gente, so che alcuni hanno iniziato a seguire il tennis dopo i miei risultati, che i ragazzini mi seguono, e questo mi dà una grande gioia"

Il suo team è molto solido, quasi una seconda famiglia.
"Lo è. Vincenzo (Santopadre, il coach, ndr) è quello che mi ha vissuto di più, ci capiamo con uno sguardo. Io tendo a essere un po’ negativo, lui vede sempre il bicchiere mezzo pieno e nel tennis è fondamentale.

Massari, il mental coach, è colui che più di tutti conosce la mia anima, i miei interessi più profondi, la mia vita privata. Io e Umberto Rianna, l’altro mio tecnico siamo simili, sensibili e appassionati.

Un cocktail che funziona" Questo è un anno di gloria per il tennis azzurro. La vittoria di Fognini a Montecarlo, la sua definitiva consacrazione e la scoperta di un nuovo talento come Jannik Sinner.
"Jannik è un ragazzo intelligente, lucido, non ha bisogno dei miei consigli.

Va veloce, è molto più precoce di me, ci siamo allenati qualche volta a Montecarlo, l’ho visto a Vienna, mi ha stupito. Dalla mia esperienza posso solo dirgli che deve continuare a divertirsi e a fare tesoro delle esperienze.

Vedo che a ogni allenamento, a ogni partita, fa un passo avanti. La voglia di investire su di se e migliorarsi costantemente, senza accontentarsi del solo talento è stata la chiave della carriera di tutti i grandi"

Il tennis è uno sport che fa bene al cuore, non solo a livello aerobico. Come va il "doppio" con Ajla Tomljanovc?
«Bene, siamo due persone tranquille, condividiamo la passione per i cani e le serie tv.

Ma spesso dobbiamo stare lontani e non è facile capirsi da un capo all’altro del mondo. Ma come si faceva quando non esistevano le videochiamate...?"