Lorenzi: "La semifinale di Matteo Berrettini agli US Open è solo l'inizio"


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Lorenzi: "La semifinale di Matteo Berrettini agli US Open è solo l'inizio"

Nel corso di un’intervista esclusiva concessa a Punto de Break, Paolo Lorenzi ha parlato, tra le altre cose, della splendida avventura agli ultimi US Open, dove il tennista romano ha vinto due battaglie (rispettivamente di 4 ore e 27 minuti e 4 ore e 40 minuti) prima di arrendersi al terzo turno al cospetto di Stan Wawrinka.

“Beh, è stato incredibile perché dopo 4 ore e 47 minuti passati in campo ho dovuto giocare il giorno successivo contro Wawrinka” ha raccontato l’azzurro. “Pensavo di non poter alzarmi dal letto.

Alla fine mi sono sentito abbastanza bene, ho giocato per quasi 3 ore ... Lì per lì non ci pensavo, non ragionavo su tutte le ore passate in campo. Devo ammettere che sono fortunato, visto che nella maggior parte delle situazioni il mio fisico mi supporta.

E comunque devo ringraziare tanto anche il mio preparatore atletico, è stato incredibile”. Lorenzi ha anche parlato della situazione del tennis italiano, nobilitato dalla semifinale Slam raggiunta da Matteo Berrettini.

“L'ho già detto 3 o 4 anni fa: il tennis italiano avrebbe vissuto un momento incredibile” ha commentato Paolo. “Ora siamo solo all'inizio, penso che la semi di Berrettini rappresenti soltanto l’inizio.

L'obiettivo di tutto questo processo è che, quando le Finals si giocheranno a Torino, ci possa essere non uno, ma due o tre tennisti italiani. Berrettini è incredibile, ma anche Sinner…”. Proprio su Sinner, Lorenzi ha aggiunto: “Con lui ho un ottimo rapporto, di fatto ci alleniamo tutti i giorni nella stessa Accademia a New York.

Sta giocando in modo fantastico, per l’età che ha è davvero forte. Mi sono allenato molte volte anche con Musetti e non dimentico Sonego, top 50 a 22 anni. Penso che il tennis italiano nei prossimi anni sarà...

guarda, spero che sarà meglio di quando avevamo Panatta e Barazutti”. Sui suoi obiettivi a breve e medio termine, Paolo ha concluso: “In questi ultimi 2 o 3 anni mi sono sempre detto che avrei giocato per tutto il 2020.

In questo momento ho ancora tanta motivazione. La cosa più importante è stare bene fisicamente e non avere infortuni. Non guardo né vado a guardare la classifica: che sia 200, 150 o 80, non mi importa, quello che conta è come mi sento quando gioco.

Da un lato è normale che io voglia tornare tra i primi 100 del mondo, ora sono il numero 116 e alla fine l'obiettivo è sempre quello di avere la classifica per giocare nei tornei più importanti. È normale, ma non è facile perché tutte le partite sono molto difficili”.

Photo Credit: AFP