Riccardo Piatti: "Jannik Sinner deve nutrirsi di esperienze, non di punti"


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Riccardo Piatti: "Jannik Sinner deve nutrirsi di esperienze, non di punti"

L’ascesa di Jannik Sinner prosegue a ritmi impressionanti, se si considera che l’altoatesino è già per distacco il miglior ‘Under 18’ al mondo. Il trionfo nel Challenger di Lexington lo scorso weekend ha proiettato la stellina azzurra al numero 135 del ranking ATP, merito anche dei punti ottenuti a livello ITF.

Dietro la sua progressione c’è anche la sapiente mano di Riccardo Piatti (in foto, copyright Roberto Dell'Olivo), fresco di nuova collaborazione con Maria Sharapova. “A me classifica e risultati per ora non interessano.

Meglio: non me ne frega niente. Ci penseremo quando avrà 22-23 anni, allora capiremo cosa davvero è in grado di fare. Adesso mi interessa che cresca, che arrivi a giocare al livello che ho in mente io. Deve nutrirsi di esperienze, non di punti.

Per questo ho rifiutato una wild card che ci era stata offerta per Kitzbuhel. Voglio che conosca il circuito americano, che migliori sul cemento. Avevo chiesto una wild card ad Atlanta e Washington, non ce l’hanno data.

Bene: ha giocato Lexington e questa settimana sarà ad Aptos, due Challenger" - ha spiegato l'allenatore comasco in un'intervista al Corriere dello Sport. Nonostante un bagaglio tecnico già di prim’ordine, Piatti ritiene che Sinner abbia ancora molti aspetti da migliorare: "Diritto, rovescio, servizio, volée.

Tutto. Faccio un esempio? Quando gioca con un avversario sotto il numero 120 del mondo Jannik mette, diciamo, il 65% di prime di servizio. E ci ricava il 75-80% di punti. Se gioca con Sousa, o con Jarry, un n.50, mette sempre il 65% di prime, ma ci ricava il 60-65% di punti.

Nei Challenger vince con il servizio, ma ancora non ha il livello per giocare contro i migliori. Non sempre almeno. Contro Bolt, in finale a Lexington, nel secondo set si è incartato quando serviva dal lato dei vantaggi, finendo per fare il gioco che voleva l’altro.

Poi ha vinto lo stesso, perché è più forte. Ma non basta. Che sa giocare bene a tennis lo si vedrà quando salirà di livello." Fonte: Corriere dello Sport