O'Shannessy: "Novak Djokovic sa cosa fare in ogni circostanza"


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O'Shannessy: "Novak Djokovic sa cosa fare in ogni circostanza"

Si parla molto della figura di Craig O'Shannessy da qualche tempo. È l'analista strategico numero uno al mondo, e ha dedicato molti degli ultimi anni all'espansione delle sue conoscenze nel mondo del tennis come allenatore e analista.

Durante la sua carriera ha lavorato con molti tennisti e varie federazioni, ma ciò che l’ha portato in auge è stato lavorare con Novak Djokovic. Io e Craig ci siamo incontrati al Roland Garros e sono riuscito a “rubargli” 30 minuti del suo tempo per capire in maniera più approfondita il suo lavoro.

Craig è stato il primo ad innovare il lavoro di strategia facendosi supportare dalla tecnologia e dalla ricerca su vasta scala. Secondo lui non passerà molto tempo prima che ogni giocatore importante abbia un analista nel suo box.

Come hai iniziato nel mondo del tennis? Sono stato coinvolto nel tennis da junior, forse un po’ tardi in realtà, dopo aver compiuto gli 11 anni. Accanto a casa mia c'erano tre campi e ho iniziato a lanciare la palla contro il muro.

Da lì ho iniziato a giocare molto da junior e, dopo aver chiuso con quel livello, ho iniziato come allenatore negli Stati Uniti. E quando hai iniziato ad analizzare le partite? Ho iniziato subito dopo aver concluso la mia esperienza da junior.

A quell’età solitamente non si gioca molto, io invece giocavo moltissimo, soprattutto in allenamento. Potevo fare anche sette, otto set al giorno. Questo ha contribuito a creare in me una mente strategica. Quando sono diventato un allenatore, tutto quello che volevo era aiutare il mio giocatore a vincere partite chiedendomi su cosa dovevo concentrarmi di più.

Nutrizione, fitness, tecnica? Sono queste le cose più importanti per vincere le partite? Poi ho scoperto che la cosa più importante è fare in modo che l'avversario giochi male dall'altra parte della rete ed esponga i suoi punti deboli.

Quando non giochi come vuoi, ti arrabbi, ti senti frustrato e inizi a cercare di più il colpo vincente. Ciò può portarti a più errori e questo ti frustrerà ancora di più. Se capita che l'avversario giochi perfettamente, congratulazioni, ma ciò accade molto raramente, ecco perché è meglio concentrarsi sull'avversario.

E come hai analizzato gli incontri? Con l'aiuto del software, che mi ha permesso di registrare le partite e i dati. Da lì, ho potuto vedere il tennis da un altro punto di vista. Così ho scoperto che esistono diversi schemi di gioco.

La gente vede il tennis come un flipper, a volte sembra che la palla va lì, poi qui, quindi lungo linea, eccetera. Tutto sembra casuale, ma non lo è. Tutto ha uno schema. E con questo, ho potuto analizzare gli schemi e prendere le percentuali di quanti punti si guadagnano se apri gli angoli laterali quando i giocatori sono in parità ad esempio.

Diresti che il tennis è prevedibile? Sì! È molto prevedibile. Una volta che conosci gli schemi di gioco dei giocatori diventa prevedibile. Immagina il campo e prendi il rettangolo del servizio, poi dividilo in quattro parti: il lato aperto, uno; corpo / destra, due; corpo / rovescio, tre; e il quarto è il lato della T.

Se sai tutto di queste quattro parti, puoi prevedere dove tornerà la palla. Il fondo del campo va diviso allo stesso modo, in A, B, C e D. Se si studia questo, v'è un elevato livello di prevedibilità, perché a seconda di dove si tira puoi immaginare dove arrivi la risposta.

B è B, C sarà C, D sarà D. Se si sceglie D, che è l’angolo aperto, si rischia di ricevere una palla angolata. Una volta compresi A, B, C e D, il tennis diventa più prevedibile. Dei giocatori di tennis che hai studiato, chi ha il gioco meno prevedibile?
Direi Novak.

Federer, Nadal, Zverev ... giocano tutti in uno schema preciso. Novak, no. Studiando Agassi, ho scoperto una cosa. A Washington nel 1998, davanti a Draper, Andre ha continuato a martellarlo sul rovescio. Nella partita in cui ha affrontato Philippousis, in Australia, nel 2000, ha caricato l'intero gioco sul lato del dritto.

E nella finale australiana, nello stesso anno, contro Kafelnikov, quello che Andre ha fatto è stato correre, correre e correre. Tre giochi e tre piani di gioco diversi. Quello è Novak! Questa è la mentalità che gli ho costruito.

Quando gioca contro diversi rivali ha stili diversi e piani di gioco diversi, ecco perché è così difficile da leggere. La tua figura è presente nel box di altro giocatori? Dovresti chiedere questo ai giocatori (ride).

Sono l'unico analista strategico che conosco. Spero che ce ne siano molti altri in futuro e che i giocatori implementeranno i propri team. Tutti i giocatori cercano di ottenere informazioni dai loro rivali e quello che fanno è andare su YouTube e guardare alcuni game.

Questo è già obsoleto. La tecnologia può aiutarci a capire gli sport come mai prima d'ora. Leggendo di te, ho scoperto che eri il "colpevole" della strategia usata da Dustin Brown per battere Nadal a Wimbledon 2015.

E 'stata una giornata fantastica! A volte, puoi aiutare un giocatore con poche parole. Anni fa lavoravo in un'accademia in Germania e Brown era uno dei ragazzi che si erano formati lì. In quell'anno, a Wimbledon, l'ho incontrato di nuovo e gli ho detto che se avesse avuto bisogno di aiuto durante il torneo ero a disposizione.

Nel secondo turno ha giocato contro Nadal e abbiamo preparato la strategia per un paio di giorni. Gli ho mostrato i suoi schemi di gioco. Gli ho mostrato dei video in cui aveva già affrontato Rafa a Halle ad esempio, ma a Wimbledon era un altro campo e un momento completamente diverso.

E lo ha battuto. Lo ha fatto. Per molte persone è stata una sconfitta sorprendente. Ricordo che Rafa stesso ha detto che era stata la sua peggiore sconfitta. Credo che non abbia dato a Dustin troppo credito, perché ha fatto molto bene e Rafael no.

In quel caso abbiamo lavorato meglio del team di Nadal. Essere stati in grado di escogitare la strategia, di essere stato nel box a sostenerlo sul campo più importante del mondo e di fronte a un campione come Nadal, bhe, è stato il miglior giorno della mia vita.

E come sei arrivato a conoscere Djokovic? Attraverso Gordon Uehling, un suo grande amico. Gordon gestisce diversi centri di tennis a New York e un giorno, parlando dell'introduzione del mio lavoro nei loro centri, mi ha detto che non ne aveva parlato con Djokovic.

Gordon mi ha messo in contatto con Marian Vajda e ci siamo incontrati a Montecarlo nel 2016. Lì gli ho mostrato cosa stava facendo e come potevo aiutarlo. Poi, non ci siamo incontrati di nuovo fino agli US Open e ho insistito sul fatto che potesse essere un buon punto di forza per la sua squadra.

Nel 2017 ho iniziato a lavorare con lui attivamente. È stata un’esperienza incredibile, fino ad ora. Cosa vorresti evidenziare di Djokovic? Non solo come tennista, ma come persona. La sua capacità di assorbire le informazioni e di implementarle per il suo piano di gioco, la sua capacità non solo di concentrarsi su di lui ma anche sul suo avversario e sulla sua capacità di "confondere" i rivali.

In ogni partita, in ogni game ci sono diversi scenari e per ogni scenario c'è un piano di gioco. Novak sa cosa fare in ogni circostanza. La gente enfatizza molto la mentalità di Nadal, ma cosa diresti di Novak? Guarda, Federer ha impiegato molti anni per capire come giocare contro Rafa.

E improvvisamente, nel 2017 vince in Australia, Indian Wells, Miami e Shanghai. L'ha scoperto! Ma per molti anni, non aveva idea di come interpretarlo. Nel corso degli anni, Djokovic ha scoperto meglio come interpretare Nadal e Federer.

In realtà, ha il record di vittorie contro entrambi. Penso che in termini di assorbimento delle informazioni, implementazione di piani di gioco e risoluzione dei problemi, metterei Djokovic leggermente al di sopra di entrambi.Raccontaci della finale dell'Australian Open 2019, contro Nadal.

Sapevo esattamente come quella partita avrebbe avuto luogo prima che iniziasse. Ci sono giorni migliori di altri, ma in quel particolare frangente, tutto è andato per il meglio. Sapevo solo cosa stava per succedere. Anche nella semifinale di Wimbledon dell'anno scorso.

Nadal era il favorito e mi ci è voluto un sacco di tempo per analizzarlo, specialmente quella notte dopo che è stata posticipata per il giorno successivo dopo i primi tre set. C'erano cose nei primi tre set, che se non avessi analizzato Novak avrebbe di certo perso la partita.

So che non puoi darmi troppi dettagli sulla finale australiana ma è stata una performance schiacciante di Djokovic su Nadal. (Ride) Rafa ha giocato molto bene durante quel torneo, ma ho fatto i miei compiti alla grande (ride ancora).

Sapevo esattamente dove Nadal era più debole e i suoi "buchi" in certe aree del campo. A volte mi chiedono che cosa accadrà e dico loro: "Djokovic vince tre set a zero”. E' andata esattamente come previsto.

Dopo aver visto solo il primo set della finale, ho detto: "È finita, abbiamo vinto" Ultima domanda. Domenica prossima, finale del Roland Garros, Djokovic contro Nadal. Avresti già una strategia pronta per battere Rafa sulla terra? La strategia al 75% non cambia contro Rafa; che tu sia a Wimbledon in Australia o a Parigi.

L'altro 25% è diverso. Quel 25% corrisponde a quello che sta facendo Nadal qui. Forse Rafa sta giocando con più spin, gioca più diritti del normale, o gioca più da fondo. Il mio compito è scoprire cosa fa in quel 25% e come sconfiggerlo.

Ma per ora non c’è ancora la certezza che si giocherà questa partita. Nel caso arrivasse, saremo preparati.