Davin: "Fognini esausto a fine 2018. Un altro sarebbe finito in ospedale"


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Davin: "Fognini esausto a fine 2018. Un altro sarebbe finito in ospedale"

Nel novembre 2016 Fabio Fognini ha preso una decisione fondamentale per il resto della sua carriera. Fuori José Perlas, coach di vecchia data, e il resto del team. Dentro Franco Davin e Duglas Cordero, uno allenatore, l'altro preparatore atletico, entrambi sudamericani.

La preparazione invernale a Miami, con a fianco la moglie Flavia Pennetta, che aveva in grembo il figlio Federico, lontano dalla sua Barcellona e dall'Italia. Lì è iniziata la rinascita del ligure, capace quest'anno di migliorare il best ranking al numero 12 del mondo sei anni dopo aver toccato il 13 nel 2013.

In un'intervista esclusiva a Tennis World Italia al Foro Italico, Davin ha ripercorso la loro collaborazione partendo proprio dall'inizio. "Per me era una grande sfida - ha confessato l'argentino -. Tutti parlavano di lui come un grande talento che poteva andare più avanti.

Ma quando abbiamo iniziato aveva qualche chilo di troppo, guardava il ritiro più vicino. Arrivava da un'annata non buona, vicino al 50° posto della classifica e uno come lui non voleva essere in quella posizione.

Non era contento, aveva 12-13 stagioni alle spalle, era già sposato, Flavia era incinta... Non era una follia pensare al ritiro. Ma si è allenato molto e il suo talento non è nulla di nuovo" In cosa è migliorato di più Fognini sotto la guida di Davin? "Quando lavoro con un giocatore, prima vedo cosa deve fare per migliorare il suo tennis.

Quando ho iniziato con Fabio ho capito che il mio primo obiettivo doveva essere quello di ridargli una corretta tenuta fisica e fargli avere controllo con la palla sul dritto, cosa che non aveva. Poi abbiamo iniziato a cambiare la sua mentalità: volevo che giocasse tutti i punti, che fosse più costante.

E per fare questo, doveva controllare i suoi colpi. Ha acquisito fiducia e per questo ha fatto questi risultati. Partendo da questa base, si possono aggiungere altre cose" Essere in forma fisicamente, la cosa principale. La mia intervista con Franco è programmata alle 18:00, subito dopo l'ora di allenamento di Fabio sul Campo 5.

Arrivo alle 17:55 ed è già vicino agli spogliatoi ad aspettarmi. Mi scuso per l'attesa, ma gli chiedo perché hanno già terminato la sessione. "Ci siamo allenati meno del previsto, ha tanto tennis nelle gambe, ma sta bene ed è contento perché ha vinto il torneo più importante della sua vita", ha detto Davin.

Chiaro riferimento a Monte Carlo. Gli è dispiaciuto un po' non essere col suo assistito lì? "Sì ma quando non ci sono io c'è Corrado (Barazzutti, ndr) che è un buon allenatore.

Sta sempre vicino a Fabio per via della Coppa Davis, lo conosce fin da bambino e lo ha sempre aiutato. C'era anche Flavia (Pennetta), Francesca (Schiavone), un ottimo team e quindi ero tranquillo" Nel suo palmares da coach Davin ha vinto due Slam: uno con Gaston Gaudio nel Roland Garros 2004, il secondo agli US Open 2009 con del Potro.

In Italia si dice non c'è due senza tre... Quindi Fabio è il prossimo? "(Ride, ndr) Non si sa, faremo di tutto. È super difficile vincere uno Slam, pensa che su tantissimi Slam giocati in carriera, soltanto una volta ha raggiunto i quarti di finale (Roland Garros 2011).

Non si vince uno Slam dalla sera alla mattina. Gli dico sempre che non sa quanti altri Roma e Parigi giocherà, e per questo deve dare il 100% anche quando non è al meglio fisicamente" Un impegno che non c'è sempre stato.

Agli Us Open 2017, indimenticabili in negativo gli insulti alla giudice di linea. È stato frustrante, per uno come Davin che ha lavorato per tanti anni con una roccia a livello mentale come Juan Martin del Potro, vedere certi comportamenti? "Fabio non è una persona irrispettosa - ha precisato il 49enne di Pehuajó -.

Se a volte ha un comportamento inadeguato non è perché ce l'abbia con qualcuno. È una grande persona e nello spogliatoio lo amano tutti. Ciò mi lascia un po' tranquillo. Ma è impulsivo, italiano, ha quel fuoco dentro e a volte la situazione gli sfugge di mano...

Ma è per lo più di buon umore. Ora ha un figlio e ha il vantaggio di avere al suo fianco un'ex giocatrice come Flavia" A proposito di momenti difficili, quello tra gli Australian Open e Marrakech quest'anno è stato da incubo: sette partite perse su otto giocate prima del successo a Monte Carlo.

"Lo scorso anno è stato veramente troppo duro per Fabio. Ha giocato tante partite, ha finito la stagione stanchissimo. Non credo sia stato per più di dieci giorni a casa. Lui è troppo forte, ma un altro al suo posto sarebbe già finito in ospedale.

Ha tirato la corda più del dovuto, ha lottato fino alla fine in tutti i tornei, vinto tre titoli, giocato finali, tante partite... Più che fisicamente, non ha potuto recuperare mentalmente per ricominciare l'anno.

Per questo dovrebbe giocare meno tornei. Per la sua vita e per la sua età, deve giocare un po' meno. La programmazione prevede i quattro Slam, i Master 1000 obbligatori... quest'anno era iscritto a tutto, ma ha saltato qualche torneo.

E nel 2018 ha saltato Shanghai e Cincinnati, nel 2017 Parigi Bercy e Montreal. Si pensa settimana per settimana" La top ten sarebbe un premio alla sua carriera? "Totalmente. Se lo meriterebbe" Fabio ha tratto delle differenze importanti tra Jose Perlas, il suo ex coach, e Davin.

Con quest'ultimo, testuali parole del ligure, "una cosa o la fai o la fai" "Fabio è uno che capisce tanto di tennis e questo è un grande vantaggio, quando parlo di tattica non mi ha mai contraddetto.

Poi bisogna applicarla in partita. Se gli dico qualcosa c'è sempre un motivo. Se lui non è d'accordo, mi deve dire il perché. Il processo non è sempre facile" Un'altra persona ovviamente fondamentale per la carriera di Fognini è il papà Fulvio.

"È il mio tifoso numero uno, ma deve capire a volte le difficoltà che attraversa un giocatore", ha detto tempo fa il 31enne di Arma di Taggia. E Davin concorda: "Fulvio è una grande persona, ma è molto passionale, come tutti gli italiani.

E con un figlio famoso che gioca a tennis, non mi sorprende che sia così. In Italia tutti 'spingono' Fabio: prima gli chiedevano un 1000 e lo ha vinto, ora uno Slam, la top ten, il Master... Non lo fanno per cattiveria ma gli italiani sono passionali e Fulvio rientra tra questi"

A proposito di pressione, Roma non può essere un torneo come gli altri per Fognini: "Giocare col pubblico a favore gli piace ma non è facile gestire la pressione qui. Nessun italiano gioca a Roma stando tranquillo.

Vedo Fabio teso perché vuole fare un buon torneo, è una tensione positiva" E infatti contro Jo-Wilfried Tsonga il primo esame lo ha passato alla grande. Ad attenderlo ora c'è Radu Albot. Clicca qui per la prima parte dell'intervista.