Massimo Sartori: "Ora Seppi ha una vita diversa. Ma alle Olimpiadi ci sarà"


by   |  LETTURE 3001
Massimo Sartori: "Ora Seppi ha una vita diversa. Ma alle Olimpiadi ci sarà"

Andreas Seppi sta vivendo uno dei periodi più complicati nella sua carriera. Non vince una partita da febbraio e la sconfitta in tre set nel primo turno di Roma contro Roberto Bautista Agut non deve aver migliorato il suo umore.

In un'intervista esclusiva con Tennis World Italia, lo storico allenatore di Seppi Massimo Sartori ha commentato la crisi che sta attraversando l'altoatesino. "È un momento difficile però normale perché ha giocato bene all'inizio dell'anno, poi c'è stato un momento lungo in cui ci si è allenati poco e vinto poco - ha rivelato Sartori -.

Adesso che ha 35 anni si fa fatica sempre di più ad allenarsi e bisogna trovare il tempo per fare queste cose. Siamo riusciti a trovarlo tra Miami e Budapest quindi abbiamo approfittato di questo momento per allenarci e ora fa più fatica a giocare perché è più carico di lavoro.

Forse adesso bisogna aspettare l'erba perché nei prossimi due tornei si farà fatica a fare la prestazione, ma non si sa mai. Poi sull'erba si vedrà se Seppi riesce a esprimere le sue qualità di nuovo, è lì che prova maggior piacere nel giocare a tennis"

Da dove trova le motivazioni Seppi a 35 anni? La vittoria di Fabio Fognini può essere una tra queste? "Il successo di Fognini fa parte della storia del tennis ma non è qualcosa che a 35 anni può dare energia a Seppi.

Magari gliela poteva dare a 27-28 anni quando erano sempre lì a giocare. Ora sono in periodi di carriera diversi, uno sta per finire la carriera, l'altro ha ancora tanto da giocare parecchi anni di tennis. Il problema non è tanto qui ma nel cambio di vita, cioè avere altre cose nella vita che ogni tanto ti porta via energie.

Ha una vita diversa adesso perché deve mettere insieme la parte sua, la parte della sua famiglia, la parte di vita normale. Prima era una vita a senso unico, ma sarà anche il caso che prima o poi avrà un figlio e godersi una vita diversa.

Se sta bene fisicamente potrebbe giocare anche cinque anni di doppio se sta bene fisicamente ma non è facile, devi avere voglia di essere nel circuito che non è così facile. Dobbiamo anche pensare che è da 15 anni che Andreas è nei primi 100, 70 del mondo, tutti i tornei Slam giocati di fila...

È una vita che fa solo questo e pensare che possa cambiare vita è legittimo nel momento in cui lui fa fatica anche solo a fare un viaggio per andare a un torneo" E poi ovviamente 747 partite giocate in carriera.

"Adesso Andreas dice che ogni volta che gioca una partita per recuperare ci vuole sempre di più. E se non ti tieni bene fisicamente è sempre peggio e se il recupero diventa sempre più lungo, vincere un torneo come questo, se fosse sull'erba o sul cemento è un conto ma sulla terra devi avere l'energia di Cecchinato per capirci.

O quella di Sonego, parlando degli italiani che cominciano ad avere sia tennis che esperienza per giocare. Invece Sinner ha tanta energia e non esperienza. Ma ha più energia di tutti perché vuole arrivare"

Quanto rimanere nei primi 100 e quindi giocare nei tabelloni Slam è fondamentale per Andreas per continuare a giocare? "Di sicuro negli ultimi cinque anni questa è stata la motivazione di tutta la squadra che ha seguito Seppi e penso sia stato fatto un ottimo lavoro perché rimanere nei 100 gli ha permesso di tornare 38 del mondo, quindi presumo sia stata una scelta vincente.

Oggi l'obiettivo è rimanere nei primi 100 per giocare anche le Olimpiadi. Di sicuro l'obiettivo è primi 100 e poi vediamo cosa può succedere" "Oggi il tennis maschile italiano è cambiato tanto, ha dei ragazzi giovani che arrivano prima e non più tardi come in passato.

È un bene perché il lavoro italiano è molto migliorato. La competitività tra i ragazzi è sempre più importante per rimanere in alto in classifica" Ma perché adesso alcuni italiani maturano prima come Sinner? "Abbiamo portato tanti giovani italiani avanti con tanti buchi, quindi una volta arrivati a 18 anni, quando devi competere a livello mondiale, non hanno le basi per competere. Il problema è che da 12-13 a 18 lavoriamo male noi"