Bertè: "Tornassi indietro non sposerei Borg, dovevo lasciarlo prima"


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Bertè: "Tornassi indietro non sposerei Borg, dovevo lasciarlo prima"

Loredana Bertè è tornata recentemente a parlare del suo burrascoso matrimonio con la leggenda del tennis Bjorn Borg. La “Regina del rock italiano”, che a detta di molti avrebbe dovuto vincere l’ultima edizione del Festival di Sanremo con il brano Cosa ti aspetti da me, si è sposata con il campione svedese nel settembre del 1989: due anni e mezzo dopo la relazione finì, anche se i due sarebbero rimasti formalmente sposati.

Tornassi indietro, forse, non mi risposerei” ha raccontato la Bertè a Chi. “Il matrimonio con Borg mi ha delusa profondamente. All’inizio del nostro rapporto mi stupì riuscendo a tenermi testa, poi le cose sono cambiate.

Per andargli dietro e per cercare di salvarlo mi sono persa anch’io. Per seguirlo in Svezia ho abbandonato tutto per sei lunghissimi anni. Tornassi indietro, visto come sono andate le cose, non lo rifarei”. “Ma all’inizio ogni cosa sembrava diversa” ha dichiarato la sorella minore di Mia Martini al Corriere della Sera.

L’ho sposato perché si era presentato in un modo: I love you, honey, poi è diventato un altro. Con Borg ho perso sentimenti e conti in banca. Pagavo sempre io, i miliardari non hanno mai soldi in tasca.

Anche oggi, se ci ripenso, non lo so se è stato amore vero, sono stata trascinata dall’idea che potesse essere per sempre, e io non avevo mai avuto niente per sempre. Dovevo lasciarlo prima! ”. Nella sua autobiografia, la Bertè ha inoltre rivelato la pesante dipendenza dell’ex marito dalla cocaina.

Agli inizi degli anni Novanta, l’ossessione per la coca, da vizio personale irrimediabile, si tramutò in pericolo sociale. A Milano Björn scendeva in mezzo alla strada e chiedeva la bamba a chiunque.

Voleva farsi. Della reputazione e delle conseguenze non gli importava più nulla. Ero gelosa della cocaina. Lui insisteva: 'Sballiamoci insieme' Per capire cosa provasse e sentirmi più vicina a lui, accettai.

Fui debole, perché non servì: me la preferiva costantemente. Tentai di assumerla ai suoi ritmi, ma provai disgusto. […] Una volta mi mise la pistola in bocca per giocare alla roulette russa e un’altra, nel 1991, per provocarlo e fargli vedere che di buttare tutto per aria ero capace anch’io, ingoiai cento barbiturici” ha scritto la Bertè.