Kvitova chiamata a testimoniare: "Vedevo sangue dappertutto"


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Kvitova chiamata a testimoniare: "Vedevo sangue dappertutto"

Sono passati poco più di due anni dalla terribile aggressione subita da Petra Kvitova nella sua casa di Prostejov da un rapinatore armato di coltello. La tennista ceca era stata accoltellata proprio alla mano sinistra durante la rapina, e solo un perfetto intervento chirurgico è riuscito a salvare la carriera dell’ultima finalista degli Australian Open.

Lo scorso martedì, si è finalmente svolto il processo contro il suo presunto assalitore a Brno, Repubblica Ceca. Kvitova ha scelto personalmente di testimoniare tramite videoconferenza, in un’aula diversa da quella in cui era presente l’uomo indagato.

L’uomo, fingendosi un tecnico, aveva suonato il campanello alle otto e mezza del mattino. “Mi ha chiesto di accendere il rubinetto dell’acqua calda e subito dopo mi ha puntato il coltello alla gola. Per proteggermi ho afferrato con entrambe le mani il coltello e lui mi ha colpito alla mano sinistra.

Ricordo di essere improvvisamente caduta per terra. Urlavo e vedevo sangue dappertutto. Gli ho dato dei soldi e non appena è andato via ho chiamato l’ ambulanza e la polizia. Tutte le dita della mia mano erano state tagliate.

Ancora oggi, la mobilità non è perfetta, non ho sensibilità in alcuni punti del pollice e dell’indice. Ho riconosciuto subito il mio aggressore dalle foto della polizia, ho ricordato soprattutto i suoi occhi”.

” , queste le dure parole usate dalla giocatrice per raccontare lo spiecevole episodio. La portavoce ufficiale di Kvitova ha fatto sapere che la sua assistita è soddisfatta della prima fase del processo e che il presunto aggressore, un uomo di 33 anni, rischierà una condanna a ben dodici anni di carcere.