I rimpianti di Quinzi: "Pressione gestita male e troppi coach cambiati"


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I rimpianti di Quinzi: "Pressione gestita male e troppi coach cambiati"

Sono passati cinque anni e mezzo dal giorno in cui Gianluigi Quinzi ha scritto una pagina di storia importante per il tennis italiano, vincendo il titolo di Wimbledon juniores in finale su Hyeon Chung.

Sono successe tante cose da quel momento: Quinzi ha attraversato tanti alti e bassi, mentre quest'anno agli Australian Open Chung ha raggiunto la semifinale battendo tra gli altri Novak Djokovic. Non rimpiange, nella maniera più assoluta, il suo successo all'All England Club Quinzi, che ha ripercorso il grande torneo giocato in un'intervista esclusiva con Tennis World Italia.

"È stata una grande emozione perché volevo vincere uno Slam quell'anno - ha detto il 22enne di Porto San Giorgio -. Ad un certo punto mi sono detto: 'Cosa succede? O devono giocare al limite con me o sennò gli rompo tutto.

Nel senso che posso vincere con chiunque'. E alla fine è successo. Ero talmente positivo che alla fine è cascato il jolly e sono molto contento. Come faccio a rimpiangere un torneo così?" Le aspettative erano enormi, in un Paese, l'Italia, che non vede un top 10 nel maschile dal 1978, esattamente con Corrado Barazzutti, numero sette del mondo.

Un'eternità. E Quinzi è il primo ad ammettere di aver fatto degli errori. Prima di tutto, i tantissimi cambi di allenatori. Da Giancarlo Petrazzuolo, ex di Bolelli, a Ronnie Leitgeb, ex di Gaudenzi, passando ancora per Eduardo Medica, Federico Torresi, Marc Gorriz, Tomas Tenconi e adesso a Foligno da un paio di anni Fabio Gorietti.

Alcuni lo hanno paragonato addirittura a Maurizio Zamparini, ormai ex Presidente del Palermo noto per i suoi molteplici cambi di allenatore. Tornando indietro, rivedrebbe proprio questa scelta Quinzi, che però risponde a tono alle critiche: "Non mi interessa quello che pensano gli altri.

Se vediamo tutti i commenti negativi allora non puoi più giocare a tennis. Forse ho fatto un errore, ma era quello che sentivo di fare in quel momento. Io finito nell'ombra? Ma meglio così, perché adesso sono più sereno".

"Ero su Rai 1, Rai 2, tutte le televisioni e non ho gestito bene la pressione anche nei tornei successivi a Recanati". Anche Quinzi, sulle ali dell'entusiasmo, cinque anni fa si sbilanciava, dichiarando apertamente di voler sfidare Rafael Nadal e di vincere gli US Open.

La realtà ci dice che finora non ha nemmeno giocato una volta nel tabellone principale di un Grande Slam, ma spera di farlo, con classifica diretta, a breve. "Nel 2019 voglio raggiungere la top 100", ha assicurato Quinzi, attualmente numero 147 del mondo, suo best ranking.

"Ho fatto una grande annata in termini di classifica - ha aggiunto parlando del suo 2018 dove - ma qualche rimpianto ce l'ho, potevo fare meglio perché forse non ho approfittato di avere tanta continuità a fine anno", ha riconosciuto l'astro nascente italiano, vincitore quest'anno di due Challenger (Mestre e Francavilla) e di due Future (in Egitto e in Turchia).

Due le volte, entrambe al Roland Garros, che Quinzi si è allenato con il re della terra Rafael Nadal. Sono forti le parole che Gianluigi spende sullo spagnolo: "Ovviamente la mentalità che ha quel giocatore è fuori dalla norma rispetto agli altri.

Anche se sta male e non ce la fa più alla fine entra dentro il campo e vedi che ce la può fare. Ha la mentalità più forte del mondo. Se mi ha dato consigli? No ci siamo solo scaldati e non ho potuto parlare con lui".

Infine una domanda curiosa: batterebbe la migliore Serena Williams? "Sicuro. Ovvio".