Sky, allenare Federer e molto altro: Paolo Bertolucci si racconta a TWI


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Sky, allenare Federer e molto altro: Paolo Bertolucci si racconta a TWI

Paolo Bertolucci, ex numero 12 del mondo in singolare, è ormai da 20 anni voce tecnica principale del tennis maschile in Italia. Sono cambiate le "spalle" in telecronaca, ma non la classe e la bravura che lo hanno sempre contraddistinto, in campo prima e da esperto di tennis poi.

Abbiamo chiesto al "Braccio d'Oro" del tennis italiano cosa rende unica la coppia che forma con Elena Pero su Sky Sport. "Non lo so se è unica - precisa con grande umiltà in un'intervista esclusiva con Tennis World Italia -.

Dopo tanti anni c'è un certo feeling e affiatamento, un po' come nelle coppie di doppio: sapere quando è il momento di parlare, di intervenire. Si crea una certa sintonia che evidentemente funziona però non spetta a me dirlo, anche perché io ho commentato per anni con Marianella e ancor prima con Mangiante a Stream che mi hanno aiutato tantissimo e insegnato tante cose.

E poi adesso negli ultimi anni con Elena Pero, con la quale mi trovo di certo bene, ma non spetta a me dare giudizi". Gli ascoltatori più attenti si saranno probabilmente posti questa domanda: perché nei tornei di Toronto, Cincinnati, Shanghai, Abu Dhabi Bertolucci non commenta? Forse Sky vuole che ci sia una rotazione dei commentatori? "No no.

Io finisco a metà luglio con Wimbledon e quindi due settimane ad agosto o divorzio oppure salto Toronto e Cincinnati, ed è questo il motivo. Shanghai quest'anno lo faccio, l'anno scorso non l'ho fatto per problemi interni loro.

A volte ci sono problemi di budget, a volte ci sono direttori che mi chiedono di farli tutti, altri che invece gestiscono la cosa in maniera diversa. Ma quest'anno tolti Toronto e Cincinnati, per mia scelta, gli altri li faccio tutti". Una curiosità.

Nelle settimane in cui non lavora per Sky, a livello lavorativo, di cosa si occupa? "Scrivo per la Gazzetta. Mi informo, seguo, telefono, sono in contatto con manager, allenatori e giocatori per tenermi informato su ciò che accade dietro le quinte, su ciò che non si vede nei tornei.

Vengo a sapere dei problemi con allenatori, con una racchetta, una corda. Di tutte quelle cose lì che fanno parte del mondo del tennis che mi servono per scrivere sulla Gazzetta o più avanti per commentare con Sky".

Per esempio sapeva che dopo Miami Djokovic stava ipotizzando il ritiro? Lo ha detto Filippo Volandri. "No, ma era un momento di debolezza. Anche quelli all'interno non ci avevano mai creduto e a me sinceramente sembrava molto strano.

Ci sono cose all'interno di una 'famiglia' che non si possono sapere o perlomeno dovresti proprio far parte del team per sapere certe cose. E anche se sai certe cose non puoi scriverle o dirle". Torniamo indietro nel tempo, anni fa ha rifiutato di allenare Roger Federer.

"No, non ho rifiutato. Io ero tra i papabili. Sapevo che probabilmente mi avrebbero contattato, ma non ero il solo. Io prima di venire contattato, siccome avevo già fatto il giocatore, l'allenatore, il capitano nel corso degli anni, e c'è anche una famiglia, non me la sono sentita di andare in giro per il mondo un'altra volta.

Ho fatto una scelta di vita. Non c'è solo il tennis nella vita. Sarebbe stata una cosa meravigliosa, stupenda, però avrei sfasciato la famiglia. E sinceramente non me la sentivo. La cosa poteva anche non funzionare e dopo quattro mesi venire sollevato dall'incarico...

io cosa facevo? Ho ringraziato prima di venire contattato". C'è poi stato spazio per parlare degli US Open e quindi del 14° Major messo in bacheca da Novak Djokovic: "Era il favorito già alla vigilia insieme a Nadal, quindi non è stata di certo una grande sorpresa.

Se vinci a Wimbledon e poi a Cincinnati... mi sembra che le premesse fossero state sufficientemente positive e così è stato. Ha vinto il torneo non dico con facilità ma ha dimostrato la superiorità". Può superare i 20 Slam di Federer? Tenendo in considerazione anche i 17 di Rafael Nadal.

"Bisogna aspettare la fine della carriera: a fine della carriera si tirano le somme. Certo che può arrivare a 20, può arrivare anche a 22, però potrebbe fermarsi anche dove è adesso. Come fai a saperlo.

Sono giocatori spremuti nel senso che danno tanto e purtroppo arrivano anche gli infortuni che ti bloccano come è accaduto a del Potro, e saltano tutte quelle che erano le previsioni. È nelle sue corde ma bisogna che qualcuno gli dia salute per i prossimi anni".

Lunga e interessante l'opinione riguardante Roger Federer. "Qualche anno fa avevo detto: 'Non credo che tornerà numero uno perché non può avere la continuità. Potrà vincere ancora 1/2 Slam - e invece ne ha vinti tre - ma non tornerà numero uno'.

E invece ho sbagliato perché poi è riuscito anche a tornare a numero uno, certo approfittando dell'assenza di Djokovic e di Nadal". Da Indian Wells non abbiamo però più visto il Federer brillante del 2017, e Bertolucci trova una spiegazione logica per questo: "Il problema è che quando superi una certa età quello che manca è la continuità.

Non tutti i giorni sono uguali e ti alzi delle mattine nelle quali non c'è riflesso, ti senti più debole e a questi livelli paga poi. Niente e nessuno gli potrà precludere prestazioni al massimo livello, quello forse anche fra dieci anni, però è difficile ripetersi il giorno dopo o il turno dopo.

Ha perso con Djokovic ultimamente, tutto normale, però per esempio anche a Wimbledon avanti due set a zero si è spento come una candela per mancanza di energia. I grandi tornei ti richiedono 3-4 prestazioni ad alto livello e non so se lui sarà in grado di ripetersi.

La prestazione la offrirà sempre, le prestazioni sarà più difficile". Su Rafael Nadal, ancora alle prese con un infortunio al ginocchio: "Nel momento in cui sta a posto fisicamente, sulla terra non ha rivali, o perlomeno serve il miglior Djokovic in assoluto per rivaleggiare con lui.

Perché altrimenti sulla terra raccatta tutto, cosa che non può fare assolutamente Federer e che può rifare adesso Djokovic". Serena Williams vs arbitro. Da che parte sta lei? "Sto dalla parte dell'arbitro nel senso che lei ha 'sbroccato' completamente.

Il fatto del sessismo non esiste assolutamente, le multe, warning ecc. sono nettamente più a favore degli uomini anche perché sono obiettivamente più indisciplinati rispetto alle donne. La cosa che va disciplinata è il fatto del coaching.

O tu lo proibisci completamente e allora io credo che a ogni match, ogni set, verranno dati dei warning se metti una persona che controlla il coach, oppure lo liberalizzi". Infine una domanda su Fabio Fognini.

È il migliore italiano di sempre dopo Adriano Panatta? "Non credo. Barazzutti è stato numero sette del mondo, quindi sarà difficile. Uno dei migliori degli ultimi 40-50 anni sicuramente. Rimane il fatto che probabilmente avrebbe potuto fare qualcosa di più, anche a New York poteva far meglio.

Purtroppo il suo è un rendimento altalenante, riesce a toccare delle punte molto alte in cui dimostra di poter valere tra i primi al mondo per caratteristiche fisiche e tecniche poi non ha la continuità per stare al vertice". .