Uno dei primi allenatori di Roger Federer: "Rimarrà per sempre bambino"

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Uno dei primi allenatori di Roger Federer: "Rimarrà per sempre bambino"

Christophe Freyss è stato uno degli allenatori principali di Roger Federer in età giovanile quando a metà degli anni '90 l'attuale 19 volte campione Slam si è trasferito ad Ecublens, vicino Losanna, al centro nazionale svizzero, ad appena 14 anni. 

«Aveva ovviamente talento, ma era ancora molto instabile - ricorda Freyss, ora allenatore del tunisino Malek Jaziri, in un'intervista a Le Matin -. Abbiamo lavorato molto tecnicamente, soprattutto sul rovescio. Su questo colpo, sul servizio o sulla volée, vedo i frutti di un lungo lavoro. D'altra parte, c'era già qualcosa nel suo gioco e ricordo che non volevo toccarla: la preparazione del dritto e la capacità di abbassare la testa della racchetta poco prima dell'impatto. Questo gesto appartiene a lui, è suo. Aveva un polso e un occhio eccezionali. Per il dritto, gli dicevo solo di allungare la fine del movimento, in modo che il contatto con la palla durasse più a lungo. L'idea era di fare leggermente meglio senza modificare la sua brillantezza».

«Possiamo parlare davvero di una costruzione - ha continuato Freyss ricordando il lavoro fatto con Federer -. Ricordo due o tre sessioni in cui gli lanciavo le palline con la mano. E quando colpiva bene, gli dicevo: "Memorizza la traiettoria della tua racchetta, ricorda come ci sei arrivato a giocare quel colpo».

Prendendo in considerazione il Federer degli ultimi 12 mesi, nota un'evoluzione tecnica? «Francamente, non ne vedo alcuna di evidente. Penso piuttosto che Roger sia giunto alla seguente conclusione: ho una certa età, i ragazzi sono più forti di me fisicamente, quindi ho intenzione di perdere meno campo possibile e quindi devo accorciare gli scambi. Di conseguenza, utilizza meno lo slice e prende la palla in controbalzo. Attenzione, Roger è stato offensivo per vent'anni. Ma lo è ancora di più perchè rifiuta di perdere un centimetro di campo. Secondo me, è questo che ha fatto migliorare il suo rovescio».

E avrà 37 anni il prossimo agosto... «Non ci sono aggettivi. Forse bisognerebbe inventarne uno. È incredibile che abbia ancora questa voglia, questa freschezza, questa necessità di vincere. È vitale. Ama il gioco più di ogni altra cosa. Ma quando ci penso, questa passione era già presente ad Ecublens».

E a testimonianza di ciò, un aneddoto significativo: «Ogni mattina, avevo un gruppo di professionisti dalle 10 del mattino a mezzogiorno. Roger usciva da scuola verso le 11 e voleva giocare. Gli ho detto: "No, giocherai questo pomeriggio". Allora iniziava a giocare contro il muro, il che non ci permetteva di fare l'allenamento. Lo ho invitto a smettere. Per dieci minuti ha obbedito, poi ha ricominciato. A un certo punto ho detto ai ragazzi: "Lo spaventeremo e lo metteremo sotto la doccia". Sapevo che non lo avremmo fatto, ma volevamo spaventarlo. Lo portammo negli spogliatoi e ciò lo scioccò».

«Roger rimarrà un bambino per tutta la vita, per fortuna. Perchè è anche questo ciò che gli permette di giocare colpi incredibili. Molti altri ragazzi hanno perso passione durante il loro percorso. Non lui. Ogni volta che lancia la palla ai raccattapalle, anche al volo, anche verso l'altro angolo di colpo, arriva nella loro mano. A Miami ho visto questo piccolo giochetto e ho detto: "Non è possibile essere così rilassati"».

Sul piano umano, cosa sente quando vede Federer vincere? «Mi emoziona, per forza. Quegli anni sono stati cruciali, e le fondamenta che abbiamo costruito si sono dimostrate abbastanza forti. Sento soddisfazione, orgoglio ed emozione. L'anno del suo primo titolo a Wimbledon (2003), ero lì con un gruppo di giocatori del ranking giovanile ITF, e mi ha dato un biglietto omaggio. Averlo visto su quel campo giocare in modo naturale come se fosse il suo giardino, mi ha colpito molto».

Cosa gli dice quando lo incontra? «Scambiamo qualche parola e ricordiamo sempre un aneddoto di Ecublens insieme anche a Severin (Luthi). Ognuno ha le proprie piccole storie, tutte diverse». E quella della doccia è stata già menzionata? «Non ancora. Ma è vero, la dovremo tirare fuori», ha concluso ridendo.