CoCo Vandeweghe: "La WTA un business che non protegge le giocatrici"



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CoCo Vandeweghe: "La WTA un business che non protegge le giocatrici"

Coco Vandeweghe è una personalità interessante. La tennista americana è conosciuta per il suo gioco esplosivo ma anche per il suo carattere forte e spavaldo. «Probabilmente la cosa peggiore su cui possa essere fraintesa è che sono arrogante - ha chiarito Vandeweghe in un'intervista a ESPN -.

Non trovo me stessa arrogante quando sono vicina alle persone, ma sembra che la gente mi definisca così. E questo non lo capisco. Non mi fa sentire bene, ma in fin dei conti non è che mi interessi molto. So chi sono».

Durante il torneo di Pechino lo scorso settembre, non ha preso parte alla tradizionale serata riservata alle giocatrici, e ha ricevuto una multa da 7.500 dollari, non di certo la prima nella sua carriera. «Quando è stata fondata, la WTA avrebbe dovuto rappresentare un mezzo di unione tra le giocatrici.

Ma man mano che il circuito si è evoluto, è diventata qualcosa di diverso. È un business, e pensano ai tornei e agli sponsor, che è giusto. Ma non c'è più nessuno che protegga le giocatrici».

L'intensità e l'eccessiva lunghezza della stagione sono alcuni degli aspetti facenti parte della polemica di Vandeweghe nei confronti dei vertici del tennis femminile. A fine ottobre, ha giocato il "Masterino" di Zhuhai in Cina solo perché voleva evitare una multa di 50.000 dollari in caso di rinuncia.

Alla fine le motivazioni c'erano eccome: durante una sessione di allenamento, dopo aver vinto due partite, Pat Cash le ha detto che sarebbe entrata tra le prime 10 per la prima volta in carriera la settimana successiva.

Galvanizzata dalla notizia, si è spinta fino alla finale arrendendosi soltanto a Julia Goerges. Proprio Cash ha rappresentato un grande aiuto per lei. Dopo aver perso ai quarti di finale di Wimbledon, Vandeweghe è rimasta ad allenarsi nel circolo col proprio coach, qualcosa di inedito per lei.

«Di solito prendo il primo volo disponibile dopo che perdo in uno Slam. A Wimbledon lui invece mi ha tenuta lì. Vedevo tutte quante vincere, si sentiva il boato del pubblico e si vedeva lo stadio. Sono rimasta fino alla finale.

Ripensandoci, questa per me è stata una motivazione, ma in quel momento odiavo ogni secondo che passavo lì».